Il Tirreno

Pontedera

Una grande esperienza alle spalle pilotava aerei ed elicotteri

Francesca Ferri
Bruno Aramini
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Bruno Aramini

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 CALCINAIA. «Un grande professionista con una grande esperienza alle spalle. Di più non posso dire». Sono poche le parole che escono dalla base dell'aviazione leggera dell'esercito a Pisa per descrivere Bruno Aramini, il colonnello morto ieri nello schianto dell'ultraleggero che stava pilotando sopra Latignano. Ma sono parole chiare, che non lasciano dubbi sulla professionalità di un uomo che del volo aveva fatto la sua ragione di vita.  Una passione trasformata in professione negli anni in cui ha prestato servizio nelle forze armate e che si era portato dietro anche quando aveva raggiunto ormai la pensione. Dal 2001, salutato l'esercito, Bruno Aramini prestava servizio in un'azienda privata del settore dell'antincendio. Tra le mani, in un modo o nell'altro, voleva continuare a stringere una cloche.  Nato a Roma nel 1952, Aramini si era trasferito a Pisa con la moglie Antonella, anche lei romana, di un anno più giovane, per prestare servizio nell'esercito. C'era entrato giovanissimo e a Pisa era in forze al 26º gruppo di volo, negli squadroni "Aves". Pilotava aerei ed elicotteri ed era un uomo di solida esperienza. Dopo la pensione era rimasto a Pisa qualche anno, poi nel 2006 si era trasferito a Fornacette in un tranquillo terratetto.  La coppia non aveva figli e le giornate del colonnello trascorrevano tra il nuovo lavoro nell'antincendio e quella voce, mai soffocata, che lo spingeva a puntare sempre verso il cielo, a sollevarsi verso le nuvole, a galleggiare nell'aria. Tanto che una decina di anni fa Armini aveva progettato un piccolo aereo biposto, uno Storm 300 T che aveva costruito con gli studenti dell'Iti "Da Vinci" di Pisa e aveva chiamato "Leonardo", in onore dello scienziato che per primo aveva osato sfidare la gravità.  Il suo motto era: «Vivi come se dovessi morire domani e lavora come se non dovessi morire mai» e l'aveva voluto scrivere anche sul suo profilo Facebook, dove ancora ieri sorrideva in una foto accanto a un mastodontico elicottero. Un sorriso, inutile dirlo, che mancherà alla moglie. «Lasciatemi stare», ha implorato ieri, chiusa nel dolore della sua casa di Fornacette. Quel motto del marito, per uno scherzo del destino, è ora un mesto epitaffio.

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