Meno docenti e bidelli disabili senza sostegni e addio ai tempi pieni
Paola Silvi
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PONTEDERA. La scuola pubblica è in ginocchio. Incapace di assorbire anche la terza tranche dei tagli del governo, impossibilitata ad assicurare agli alunni disabili un tetto di sostegno dignitoso, inadeguata ad accogliere oltre 30 ragazzi per classe, costretta a ridurre l'orario, a dire addio ai tempi pieni e ai laboratori. Obbligata a chiudere le porte in faccia agli studenti che vorrebbero diplomarsi frequentando i corsi serali e inerte di fronte ad una dispersione scolastica che sfiora il 25% degli alunni. Senza contare l'impennata delle bocciature alle superiori e la progressiva scomparsa dell'inglese alla scuola dell'infanzia e alle primarie. Il consiglio aperto dell'Unione dei Comuni, tenutosi mercoledì sera, annuncia una situazione drammatica. «La scuola della nostra provincia ha visto calare ancora l'organico dei docenti e quello del personale Ata. Se a questo si aggiunge - dice David Turini sindaco di Santa Maria a Monte con delega alla pubblica istruzione per l'Unione - il progressivo aumento degli iscritti si capisce la preoccupazione che proviamo». Stavolta il mondo della scuola ha giocato d'anticipo, si è riunito alla fine di luglio ma l'orizzonte si prospetta sempre più nero. Da una parte il sistema non è in grado di gestire i tagli che pure sono previsti e si contano nell'ordine di 120 docenti in meno, 64 bidelli, 14 assistenti amministrativi e un tecnico in tutto il territorio della provincia. Dall'altra, i Comuni, decisi a scendere in campo a fianco delle famiglie, non ce la fanno a sostenere ulteriori spese. «Abbiamo raschiato il fondo», non usa mezzi termini Turini. «Per garantire il diritto all'istruzione non possiamo attingere solo ai contributi pubblici. La partita va condivisa». L'Unione ha realizzato una classe intercomunale per i piccoli da 3 a 6 anni e la Regione finanziato 8 sezioni dell'infanzia ma quest'anno, a pesare sulla bilancia ce ne saranno altre 3, rispettivamente a Terricciola, Capannoli e Ponsacco. «Cosa possiamo fare?», domanda allora una mamma presente in sala. Risposte certe non ce sono. Per ora è il momento del monitoraggio. Di una verifica che ha il sapore amaro della delusione. «Stiamo mercanteggiando sull'orario degli insegnanti», racconta la sua esperienza Fabrizio Nieri, dirigente scolastico di 11 plessi a Santa Maria a Monte. «E' 30 anni che faccio questo lavoro e non mi era mai successo di veder decurtare ancora l'organico di fatto». Ai tagli dei prof già denunciati se ne sommano altri 17 e Nieri è costretto a salutare nella sua scuola 4 unità Ata. Stessa sorte tocca a Lari con 3 bidelli in meno, a Ponsacco con un calo di 6 assistenti e a Peccioli, dove sono 14 gli Ata dislocati su 9 scuole con 18 disabili. Un riassetto ai limiti della sicurezza che inorridisce. «Alla Curtatone e Montanara di Pontedera - fa eco la reggente Cristina Cosci e preside del Fermi - in segreteria sono rimaste 4 persone su 6 strutture. Alle superiori non va meglio con 15 classi superaffollate che spaziano da 29 a 32 alunni». Studenti stipati, secondo l'osservatorio provinciale, anche all'Iti Marconi, all'Ipsia e al XXV Aprile con il mancato rispetto dell'inserimento dei disabili in aule con meno di 20 allievi.
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