Il Tirreno

Pontedera

Irregolare il 62% delle aziende

Pellame in mostra nel corso di una fiera (archivio)
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Pellame in mostra nel corso di una fiera (archivio)

I numeri choc dei controlli eseguiti dalla Direzione provinciale del Lavoro

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PISA. Negli ultimi quattro anni, ai controlli della Direzione provinciale del Lavoro, un'azienda su due è risultata fuori norma, soprattutto per quel che riguarda l'impiego di lavoratori al nero. Un vero e proprio record, che generalmente si attesta intorno al 52% delle imprese del territorio, ma che un settore, passato al setaccio negli ultimi mesi dagli ispettori della stessa Dpl di Pisa, ha ampiamente battuto. È quello della lavorazione del cuoio e della pelle. Nel conciario infatti a risultare irregolare, soprattutto sulle fasce più deboli - stranieri, clandestini, minori e donne - è risultato ben il 62% delle imprese. La zona esaminata è quella storica: Santa Croce, Castelfranco, San Miniato e Montopoli.  I dati sono stati forniti ieri mattina, nel corso di un incontro-stampa, dalla responsabile della Direzione provinciale del Lavoro, Anna Maria Venezia.  «Sulle 51 aziende ispezionate nel primo semestre dell'anno - ha spiegato il direttore - 31 sono irregolari con una percentuale del 62%». Il 24% di queste, per l'esattezza 12, sono state sospese dall'attività produttiva, provvedimento che scatta quando non si mette fine alle irregolarità riscontrate a 24 ore dalle contestazioni fatte e quando si trova più del 20% dei dipendenti impiegati al nero.  Delle 31, 13 sono aziende con più di 15 dipendenti e ben 37 di piccole dimensioni.  «Un dato che dimostra - ha sottolineato la dottoressa Venezia - come l'irregolarità e le violazioni vengano scaricate sull'ultimo anello della catena di lavorazione, i contoterzisti. Su 194 lavoratori la cui posizione è stata verificata, sono ben 167 gli irregolari, insomma l'86%, e di questi 164 34 erano al nero, 66 sono stranieri (di cui 6 clandestini), uno è minorenne e ben 41 sono donne». Gente insomma che per lo Stato è completamente fantasma e che dunque non esiste neanche nella valutazione dei rischi, non si è formata e dunque può maggiormente incorrere in errori o incidenti, lavoratori che facilmente, per il loro inquadramento (o non inquadramento), sforano gli orari e possono quindi avere facilmente cali di attenzione, fatali per la loro sicurezza.  E veniamo alle sanzioni: 34 maximulte sono state elevate per gente impiegata al nero, 25 nei casi in cui non è mai stata consegnata una lettera di assunzione, 33 sono relative ai prospetti paga non a norma, 14 riguardano gli orari di lavoro, 33 si riferiscono al libro unico, 37 a comunicazioni al Centro per l'impiego e all'Inail.  Situazioni particolari che mettono a repentaglio la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro dei dipendenti, che creano di fatto una concorrenza sleale rispetto alle aziende che si attengono alle regole (alterando così il mercato) e che ovviamente pongono ampie problematiche di tipo fiscale, quelle difficili che il Paese sta attraversando: tutte condizioni che creano il terreno favorevole al rischio di infiltrazioni di capitali illegali, cancro che una volta installato su un territorio è molto difficile da sradicare.  Ad operare è una sorta di task-force fatta di non molti uomini - la Dpl non vuole dire quanti - ma che riescono ad avere un'azione incivisa e capillare, al punto che, con la metà dell'organico del capoluogo di regione, portano a termine più ispezioni di Firenze.  Al controllo della sicurezza sui luoghi di lavoro, la Dpl opera insieme all'Asl, alla Guardia di Finanza, all'Agenzia delle Entrate, all'Inps e all'Inail.

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