Assunzioni tra le griffe: si sblocca il progetto A settembre via ai lavori
Francesca Suggi
Parla il direttore: confidiamo comunque che la Regione conceda i metri quadri tolti tre anni fa, motivo del ritardo
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CRESPINA. A giorni la banca delibererà il finanziamento. E la prima settimana di settembre saranno ritirate le concessioni per cominciare a costruire. Per gettare le fondamenta reali di quei 400 posti di lavoro a tempo indeterminato tra gli scaffali e le griffe dell'Outlet park di Lavoria. La nuova tabella di marcia del maxi progetto da 50 milioni di euro è scandita dal direttore della cittadella della moda che verrà, Martin Watschinger, che rappresenta la Raiffeisen bank, la banca austriaca socio di maggioranza entrata nel pool degli investitori lo scorso anno. «Siamo molto rammaricati del fatto che la Regione Toscana non abbia ancora pubblicato le tabelle sulla grande distribuzione per reintegrare i metri quadri mancanti al progetto, ma noi andiamo avanti lo stesso», dice. Anche senza quei 5mila metri quadri mancanti, rispetto alla prima autorizzazione, la mecca delle griffe si farà. E la partita, necessariamente, dovrà essere giocata entro il 15 settembre, data in cui scade la concessione della superficie di vendita autorizzabile per le grandi strutture. «Al massimo la prossima settimana saremo pronti con tutte le questioni burocratiche, già da tempo il Comune di Crespina è pronto, quindi a fine estate si parte». Non si percepisce più la prudenza dei mesi scorsi nelle parole del direttore. Intoppi e difficoltà sembrano, veramente, essere superate e il cantiere pronto ad essere allestito. «Partendo a settembre - continua - entro un anno e mezzo inaugureremo». Insieme alla banca austriaca, l'operazione è portata avanti in tandem con la Crespina Investimenti che ha ideato il progetto 3 anni fa. Nei mesi scorsi il sindaco Thomas D'Addona aveva anche fatto un accorato appello al presidente della Regione Enrico Rossi affinché sollecitasse l'uscita delle tabelle della grande distribuzione. Anche se queste ancora non si vedono, per fortuna gli investitori ci sono ancora. Nonostante ritardi, mancanza di risposte dalla politica e aggravio di costi. Per quanto riguarda la commercializzazione e le griffe che si insedieranno: «Si stanno rinnovando i compromessi con i brand, rispetto agli spazi a disposizione abbiamo già un interesse pari al 60%», conclude.
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