Gli stessi personaggi, più maturi e più crudeli, si confrontano sulla scena
Quella "girandola" di sentimenti 30 anni dopo "Scene da un matrimonio"
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Piazza del Duomo location della 65ª edizione Festa del Teatro gremita di gente2 MINUTI DI LETTURA
SAN MINIATO. Accostarsi a Bergman, non è semplice; meno che mai a "Sarabanda". Il regista svedese che aveva trovato nel cinema "una illusione progettata sin nei minimi dettagli", si ritrova autore contemporaneo nella perfetta drammaturgia e purezza delle immagini di un cinema che può essere teatro. E viceversa. Come dimostra questo capolavoro degli addii, ultimo lavoro del Maestro svedese, dove, più maturi, più acuti, più crudeli si confrontano trent'anni dopo gli stessi personaggi di Scene da un matrimonio, in cui si coagula e si riconosce chiaramente l'esperienza biografica di Bergman. Bergman "viviseziona" magistralmente i suoi personaggi, soffermandosi sul tormentato rapporto genitori-figli, tema già sviscerato in parecchi dei suoi lavori. Grazie a un notevole potere di sintesi, egli riesce in poche pagine a svelare le grandezze e le miserie dell'animo umano, regalandoci, soprattutto nelle figure femminili, dei personaggi straordinari. Tutto è condotto sotto l'ombra della tragedia in Sarabanda; Bergman, ancora di più dei suoi riferimenti stilistici, che sono il grande teatro di Ibsen e Strindberg, è spietato nell'analizzare il mondo delle relazioni umane e familiari. Le relazioni sono figlie di un disamore che nasce dall'impossibilità di amare come dato esistenziale e storico-sociale (dice Johan, l'anziano protagonista «Ci hanno insegnato tutto, ma non ci hanno detto nulla sui sentimenti»). Sarabanda è un'opera magistrale sull'autismo dei sentimenti, ma anche un canto appassionato sul dolore per la mancanza d'amore, descritta con toni tanto disperati da suscitare l'effetto opposto, cioè un altrettanto disperato desiderio della ricerca d'affetto. In questo capolavoro del teatro dei sentimenti ci sono tutte le cose importanti che Bergman si porta dietro in tutta la sua opera: il mistero, la vita, la morte, la ricerca di Dio. La riduzione teatrale di Sarabanda, conserva quasi integralmente la sceneggiatura originale basandosi su una drammaturgia che seppur scritta per la macchina da presa è perfetta nei ritmi e nelle scansioni teatrali. Sarabanda, di Ingmar Bergman. Traduzione Renato Zatti. Regia Massimo Luconi, con Giuliana Lojodice, Massimo De Francovich, Luca Lazzareschi, Clio Cipolletta. Scene Daniele Spisa, Massimo Luconi. Costumi Sabrina Chiocchio. Produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana/Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato.
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