La crisi. In 4 giorni quasi 1900 persone si sono rivolte agli uffici del lavoro
Indennità di disoccupazione, è assalto ai centri impiego
Paola Silvi
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Lo sportello del Centro per limpiego di Pontedera in viale Piaggio preso di mira da centinaia di lavoratori (la foto è darchivio) 3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Centinaia di persone aspettano il loro turno nelle sedi dei centri per l'impiego della provincia: 1891 per l'esattezza. Solo nei primi quattro giorni di apertura a luglio. Ognuna con un foglio in mano su cui è scritto, in forme diverse: licenziato, fuori dalla catena produttiva, senza più lavoro. È l'esercito delle vittime della crisi, uomini e donne espulsi dalle fabbriche, dagli uffici, dalle aziende, dalla scuola, in coda per il sussidio della disoccupazione. A volte in cerca di una nuova possibilità lavorativa a cui aggrapparsi per sbarcare il lunario. 473 utenti, in media, hanno affollato quotidianamente le sale d'aspetto dei centri. Chi con impazienza. Chi con rassegnazione. L'1, il 4, il 5 e il 6 luglio agli sportelli pisani hanno registrato 844 contatti, a Pontedera 644, a Santa Croce 317 e in quel di Volterra 86. Sono questi i numeri della crisi che abbraccia il nostro territorio «e che non accenna a placarsi». Non ha dubbi l'assessore provinciale Anna Romei sulle difficoltà che stanno attanagliando centinaia di famiglie e sulle prospettive future. «L'estate non sta portando niente di buono. Rispetto all'anno passato abbiamo un incremento di oltre 300 unità. Non stiamo assolutamente uscendo dal tunnel. Anzi, navighiamo nel pieno della tempesta». Non va in vacanza chi è senza lavoro. E con loro gli operatori dei centri, alle prese «con un carico d'attività - dicono gli addetti - pazzesca». Perché la popolazione di questi precari messi da parte è variegata. Giovani alla ricerca del primo impiego, extracomunitari, donne. E soprattutto, ad ingrossare le fila dei disoccupati i professori con i contratti a tempo determinato. «Il mondo della scuola - ribadisce l'assessore - è fortemente toccato. Al 30 giugno scadono i loro rapporti lavorativi e chiedono l'indennità di disoccupazione. Sono le donne e i giovani, in tutti i settori a farne le spese maggiori». Ma sperano nei servizi dei centri per l'impiego anche i lavoratori cassaintegrati o mandati in mobilità dalle grandi aziende. Qualcuno crede che passata la crisi potrà tornare al vecchio lavoro, chi sa che le probabilità sono basse e deve guardarsi intorno. Una situazione piombata fra capo e collo a molti, non tutti alle prime armi e non tutti operai. In questi casi, la nuova condizione non fa male solo al portafoglio. «Arrivano persone di quaranta, cinquant'anni, che hanno lavorato per tutta la vita con stabilità e che fino ad ora non si erano posti il problema», aggiunge Romei. E se l'occupazione annaspa, l'altra faccia della medaglia, per chiudere questo circolo vizioso di inizio estate, è quella della domanda. Le imprese che tagliano non creano posti di lavoro. «E a settembre non si prevedono prospettive di miglioramento. Questi sono i dati attuali ma tra un paio di giorni saranno cifre già vecchie perché in continuo aumento», conclude l'assessore tratteggiando con efficacia l'avanzare della marea nera.
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