Il Tirreno

Pontedera

I tesori bianchi ci sono ma mancano locali idonei per il Museo dell'alabastro

Francesca Suggi
Annarosa Bessi Giglioli e il marito Salvatore
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Annarosa Bessi Giglioli e il marito Salvatore

La famiglia Bessi dona una sessantina di lavori al Comune «La galleria della Pinacoteca è insufficiente per il progetto»

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 VOLTERRA. Il fondatore Giuseppe Bessi posa la prima pietra bianca nel 1889. I figli Mino che in bottega faceva lo scultore, Giusto uno dei primi "viaggiatori dell'alabastro" a esportare il tesoro in Usa e in India e Donatello, maestro nella costruzione di lampade portano avanti mestiere e tradizioni. Fino al pronipote Leonardo Giglioli che eredita oltre un secolo di storia volterrana. Lui muore nel 2003, a 41 anni ed è dalle sue volontà che a Volterra nascerà il Museo dell'alabastro.  Sono una sessantina di pezzi donati da Annarosa Bessi e dal marito Salvatore Giglioli. Donazione già sottoscritta dai proprietari e arrivata sui tavoli dei vertici del Comune. «Mio figlio e anche noi - dicono - siamo convinti che certi tesori devono restare sul Colle, in una struttura idonea al progetto, come omaggio ai lavori degli umili alabastrai e dei cavatori che hanno fatto la storia del territorio». Oltre due secoli, citazioni da parte di Dante nel Paradiso e così nel Vangelo: l'alabastro merita un museo dignitoso ed è questo che "pretendono" dalla famiglia Giglioli-Bessi. Ma gli step per arrivare al maxi progetto sono diversi. Primo la realizzazione da parte dell'amministrazione, con altri partner cittadini, della Fondazione di partecipazione, di cui già più di un anno fa parlò lo stesso sindaco Marco Buselli come chiave per il rilancio e la gestione della cultura. «Il primo passo è questo - continua Giglioli - poi segue la questione della sede dl museo. In ballo c'è la galleria della Pinacoteca». E butta là una riflessione: «Niente da dire, sono locali belli, ma credo insufficienti per il grande museo che si dovrebbe fare».  Il patron non nasconde la sua idea di museo: «E' inutile mettere in vetrina solo i nostri pezzi storici e artistici, almeno servono 5 fasi da mettere in mostra, dai cavatori e la loro storia, agli attrezzi utilizzati, e ancora una parte dedicata agli struemnti dei vecchi alabastrai, la ricostruzione di una bottega vera per ricordare le figure di tornitori, finitori, squadratori - e aggiunge - E ancora i disegni storici del njonno, fino ad arrivare ai pezzi». Per accogliere un "sogno" di questo tipo Giglioli pensa ai locali della scuola di S.Lino, dentro le mura, oppure all'interno dell'istituto d'arte. «E' grande e così avrebbe ancora più un senso».

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