Il Tirreno

Pontedera

«Ragazzi, non cedete alle tentazioni dello sballo del sabato sera»

Due momenti del funerale, la bara tra la folla e il corteo delle contrade
◗
Due momenti del funerale, la bara tra la folla e il corteo delle contrade

L'appello del parroco al funerale di Monica, morta nell'auto andata fuori strada al rientro dalla discoteca con due amici

2 MINUTI DI LETTURA





  BUTI. Da domenica, da quando è arrivata la notizia della morte di Monica Filippi, 25 anni, in un incidente stradale, Buti ha come vissuto al rallentatore. E ieri per darle l'ultimo saluto il paese si è fermato. Perché «"la Mò" - così la chiamavano tutti, ha raccontato in chiesa un'amica - era una ragazza che si gettava col cuore in ogni iniziativa. La Mò sapeva sorridere con la bocca, gli occhi e il cuore, e riusciva a trasmettere gioia».  La bara bianca, trasportata a spalla dagli amici, è arrivata alla Pieve fra due ali di folla, preceduta dalla bandiera neroverde dell'Ascensione (la contrada del Palio cui Monica apparteneva), dalle bandiere delle altre sei contrade di Buti, e da oltre cento fra ragazze, ragazzi, donne e bambini, ciascuno con in mano un mazzo o una corona di fiori.  Monica aveva trascorso una serata felice in discoteca, viaggiava in auto verso casa con due amici, ma a casa non è più arrivata. Così in chiesa, nella sua omelia, don Alessandro Pierotti non ha evitato di rivolgere una preghiera - se non un appello diretto - a tutti i giovani presenti. «L'esuberanza dei giovani è vita - ha detto il pievano - e per questo vi chiedo di non sprecarla, e di lottare per non cedere alle tentazioni dello sballo del sabato sera». «Anche se non sembra - ha aggiunto -, un funerale serve per celebrare la vita. Ci insegna quanto sia preziosa e fragile al tempo stesso, e voi giovani questo lo dovete sapere».  Il lungo silenzio, in chiesa e fuori, è stato interrotto solo alla fine della funzione religiosa, quando ai vari ricordi degli amici hanno fatto seguito lunghi applausi. Monica è stata descritta come una ragazza solare, iperattiva e determinata, che amava dedicarsi agli altri e alle numerose attività del paese. Dalla vita di contrada al carnevale, dal campeggio di Buti alla Compagnia del Maggio, lei c'era sempre, e nonostante i mille impegni aveva saputo proseguire con gli studi, si era laureata infermiera, e aveva da poco trovato lavoro a Livorno.  L'ultimo saluto in chiesa è stato portato della compagnia "Pietro Frediani", che le ha dedicato il canto delle ultime tre quartine dalla Passione di Cristo di un vecchio "maggio" butese. Poi, di nuovo portato a spalla dagli amici, il feretro ha raggiunto la piazza.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web