Il liquorificio Morelli non smette di onorare l'arte di far amari e grappe
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Da sinistra Marco, Luca e Paolo Morelli Nelle altre foto scatti depoca dellazienda di liquori Iniziò Leonello ai primi del secolo incontrando a Roma il signor Branca: oggi la festa per i cento anni d'attività
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FORCOLI. Il segreto, la formula magica dell'epopea alcolica più affascinante del nostro territorio è qui, tra le antiche carte che Leonello Morelli, forcolese doc, lungimirante fondatore della ditta omonima, vergò di suo pugno nel 1911, con pazienza certosina, con perizia da amanuense. Ci fossero le miniature, potrebbe sembrare un codice medievale. Invece è un ricettario, e le ricette, valide oggi come allora, sono ovviamente tutte dedicate ai liquori, la grande passione della famiglia forcolese. Iniziò così, cento anni fa: qualche appunto su un quaderno. Oggi, nel giorno in cui apre le porte al pubblico per festeggiare il suo primo secolo di vita, l'azienda Morelli, dalle teche del suo piccolo, delizioso museo, mette in fila i memorabilia di un percorso esaltante e dall'aroma inconfondibile. Da Forcoli al resto del mondo, a cavallo di una bottiglia. Qui, tra foto in bianco e nero e sgargianti etichette che per decenni ci hanno sorriso dalle mensole dei bar (la graziosa moretta in veste variopinta è un vero classico della Valdera da bere), tra vecchi arnesi del mestiere e diplomi attaccati alle pareti, tra immagini di un passato che sembra ieri e un presente che è quasi domani, è facile capire che nulla è lasciato al caso. E infatti «resto del mondo» non è una frase detta tanto per dire. La calligrafia di Leonello non ammetteva tentennamenti, non lasciava nulla al caso: quello stile ha fatto scuola. «Proprio ieri è arrivata la bella notizia», dice lo stesso Marco, che assieme a Luca e Paolo forma il trittico della quarta generazione dei Morelli, quella che dopo Leonello (il bisnonno), dopo Dante (il nonno), dopo Piero (il padre, tuttora attivissimo nell'azienda), è destinata a tenere le redini della pluripremiata "antica grapperia toscana", come recita lo slogan che troneggia sulla homepage di www.liquorimorelli.it «La notizia è questa: dagli Usa è finalmente arrivato il permesso che aspettavamo: presto apriremo un primo ufficio di rappresentanza a Miami». Marco, classe 1974, è il più giovane dei tre (Luca è del '66, Paolo del '68). È, per sua ammissione, quello «coi piedi meno attaccati per terra». È lui il collezionista di memorie. Lui quello che gira i mercatini in cerca di tracce dall'inconfondibile aroma di "tre stelle", uno degli assi nella manica di Leonello. Lui che sparge la voce quando gira per l'Italia: se trovate qualche nostra bottiglia d'epoca, portatecela, la mettiamo in negozio col vostro nome. «Questa me l'hanno portata qualche giorno fa», indica una bottiglia di cognac che sembra appena uscita davvero da una cambusa di pirati, «è di prima della guerra. Dopo, gli italiani non ebbero più il permesso di usare quel nome». A Miami, alla Florida, Leonello non pensava affatto quando, nel 1906, già sindaco di Palaia, si recava a Roma per seguire i lavori del parlamento e capire dove andava l'Italia. A Forcoli, assieme alla moglie Velia, gestiva un bar con annessa pompa di benzina («Il primo autogrill della Toscana!» ride Marco). Lì, nella capitale, avviene l'incontro con un giovane industriale che con gli anni avrebbe fatto parecchia strada nel ramo alcolici - la leggenda dice potesse essere il signor Branca. Sì quello del celeberrimo fernet. Quel giorno, per Leonello Morelli, per i futuri Morelli, per i tanti che nell'azienda avrebbero lavorato, cambiò tutto. Le prime ricette che Leonello riportò nel suo quadernino con zelo da scriba, gli furono dette in quell'occasione. Il resto è aneddoti e profluvio di aromi. Da Leonello, "il figlio, poi i nipoti e i pronipoti hanno ereditato l'arte di imbottigliare profumi e sapori sottratti alla natura, mantenendo intatti i metodi artigianali e le antiche ricette", racconta il loro depliant. «È questo passato che stasera vorremmo rivivere con la gente di qui», dice Marco. «Questa storia è anche la loro».
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