Il Tirreno

Pontedera

Quelle proposte classiche hanno avvicinato la gente alla Fondazione

Antonio Chelli   presidente Fondazione
Antonio Chelli
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Antonio Chelli

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La Fondazione Pontedera Teatro è conosciuta da molti anni, prima come Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale, adesso come Fondazione vera e propria, in tutta Europa ed anche oltre i confini continentali. La sua attività ha riscosso successo in Asia, in America del Sud ed in quella Centrale. Tuttavia, è sempre rimasta una cesura tra queste attività, che sono riconosciute a livello nazionale dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che contribuisce con un apposito contributo alle attività della Fondazione, e la realtà cittadina in cui la Fondazione stessa vive e si rapporta.  Non è un caso isolato od una cosa strana, molto spesso Istituzioni che traguardano verso orizzonti larghi sono in scarsa relazione con il territorio che li circonda però, con la inaugurazione del nuovo teatro e con l'avvio delle attività in pianta stabile, questo rapporto con la cittadinanza intesa nel senso più vasto del termine, è cresciuto e si è consolidato. La programmazione di spettacoli fatti da associazioni e scuole della zona, in particolar modo la danza, la musica ed il musical, che sono state quasi cento in questi due anni scarsi di vita del teatro, hanno consentito a molti giovani di calcare un palcoscenico prestigioso quale quello del Teatro Era.  In più, la programmazione di spettacoli di teatro classico hanno riavvicinato una fascia di popolazione che nel passato frequentava assiduamente gli eventi organizzati dalla Fondazione, facendo registrare presenze importanti e successi di pubblico.  Il Teatro per ragazzi, poi, ha avuto un successo ben oltre le nostre aspettative, essendo riuscito a coniugare spettacoli di alta qualità con un tutto esaurito permanentemente. Era questo uno dei compiti che il Consiglio di Amministrazione si era posto, quello, cioè, di avvicinare i pontederesi e gli abitanti della Valdera, in generale, al Teatro Era. Far diventare, quindi, il Teatro una delle case culturali della nostra gente. E questo avrebbe dovuto essere fatto senza abbandonare o far passare in secondo piano quell'attività di ricerca e sperimentazione teatrale che ci ha resi famosi in tutto il mondo. In una situazione di crisi economica come questa la cosa non è stata semplice e gli sforzi sono stati, sono e continueranno ad essere molti. Credo che l'obbiettivo sia stato raggiunto: le molte scuole di danza che chiedono il teatro per le proprie esibizioni, corali e bande che si esibiscono con frequenza, i concerti per tutte le fasce di età e gusto musicale si sono ben amalgamati con la stagione di teatro più di ricerca dell'ottobre-novembre e con quello classico del febbraio-aprile. La strada è ancora lunga e questo non è solo un modo di dire. La cultura ed il teatro, che sono perle assolute per l'Italia, vivono una vita di difficoltà e di sforzi che solo chi ne è coinvolto direttamente può comprendere.  Ma Pontedera può andar fiera del proprio Teatro e della propria Fondazione, la crescita quantitativa e qualitativa è assicurata ancora per un bel po' di tempo, e tutti noi siamo impegnati a raggiungere questo obbiettivo.

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