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Pontedera

Il sindaco: «Chiederò controlli in quell'azienda»

Il sindaco del Comune di Santa Croce Osvaldo Ciaponi
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Il sindaco del Comune di Santa Croce Osvaldo Ciaponi

Il caso della ditta che ha costretto gli operai alle dimissioni con la promessa di riassumerli

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 SANTA CROCE. «Mi farò carico di contattare gli organi di vigilanza affinché attivino i controlli». Il sindaco Osvaldo Ciaponi interviene in prima persona dopo la segnalazione di Loris Mainardi della Filctem-Cgil contro un'azienda di Santa Croce.  Si tratta di una ditta di rifinizione pelli situata in via Lombardia, che ha richiesto un concordato preventivo per procedere ad un affitto d'azienda. Il tutto, secondo la Cgil, condito però dalle dimissioni forzate dei dipendenti, con la promessa della riassunzione purché tutto avvenga nel silenzio, senza consulenza sindacale. Uno stratagemma, secondo Mainardi, per evitare la procedura di mobilità risparmiando sui contributi da versare all'Inps. Impossibile provare a contattare i titolari, con i quali, dopo la prima segnalazione di Mainardi, abbiamo cercato di avere un colloquio telefonico. «Se confermato sarebbe un fatto gravissimo - dice Ciaponi -, un danno per l'intero distretto. Il rapporto di lavoro deve essere ancorato in modo indelebile alla legalità».  Loris Mainardi denuncia l'assoluto silenzio che si è creato attorno alla vicenda, nonostante la prima segnalazione. «Prendiamo atto - dice - che a nessuno interessa del rispetto delle regole. Non interessa agli organi di controllo, alle associazioni di rappresentanza, alla politica, il cui silenzio è stato rumorosissimo. L'unico contatto tempestivo l'abbiamo avuto con il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi. Ricordiamo che l'azienda in questione ha costretto alle dimissioni i propri dipendenti senza dare nessuna comunicazione, come previsto dalle leggi. Il tempo per farlo c'era, dato che la società che deve affittare è stata costituita il 10 febbraio, è intestata al secondo figlio del titolare dell'azienda in liquidazione e dalle visure in nostro possesso risulta che diventerà attiva il 1º luglio, e opererà nello stabile di quella vecchia, con gli stessi clienti ma non ne pagherà i debiti. Inoltre, se è vero che i lavoratori sono stati obbligati alle dimissioni il 6 giugno, in questo momento come stanno lavorando per non perdere il posto? Fino a che punto siamo disposti a far arrivare i ricatti? Noi capiamo benissimo quei lavoratori, non capiamo il silenzio e l'indifferenza che crea un caso simile».  Da qui la proposta: «L'unica strada allo sviluppo del nostro territorio è il rispetto delle regole, e perché no la certificazione della filiera produttiva. Con una certificazione di filiera l'azienda in questione sarebbe chiusa da tempo. Deve lavorare chi merita, non chi fa il furbo sulle spalle di tanta brava gente, imprenditori e lavoratori». G.P.

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