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In viaggio ad Adria per verificare limpatto dellimpianto sportivo gemello a quello previsto a Pardossi
La pista? Un toccasana per l'economia
Emilio Chiorazzo
«I giovani che se n'erano andati sono tornati e hanno trovato un'occupazione»
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ADRIA (Ro). Era diventato un paese per vecchi. Ora, Adria, non lo è più. E, dicono gli abitanti del posto, che gran parte del merito è della pista, quell'autodromo il cui progetto "gemello" dovrebbe sorgere a Pontedera, all'interno della Tenuta Isabella. È questo il motivo per il quale l'altro giorno una delegazione è partita da Pontedera: andare a toccare con mano un impianto già funzionante, per verificarne l'impatto visivo, quello urbanistico e, soprattutto, quello ambientale, con il rumore in primo piano. Erano una quarantina le persone che, guidate dal sindaco Simone Millozzi e dall'assessore allo sport Matteo Franconi, hanno affrontato il viaggio. Un po' timorosi per il maltempo che, pur avendo funestato gran parte della giornata, ha permesso lo stesso un'ispezione con tanto di misurazioni dei decibel. «E' stato importante - spiega il sindaco Millozzi - aver fatto il giro esterno dell'impianto e poi quello alla struttura interna. Tanti dubbi, se c'erano, ma non da parte mia, sono stati fugati». A fare da cicerone alla comitiva (alla quale s'erano aggiunti abitanti di Pardossi, la frazione che più di altre teme l'impatto dell'impianto, membri del Comitato che non vuole la realizzazione del progetto, semplici cittadini, membri della consulta di quartiere e l'assessore calcinaiolo Francesco Sangiovanni) è stato uno dei progettisti dell'impianto, Jarno Zaffelli. Suo il disegno della pista di Adria, suo quello di Pontedera e di tanti altri. «Abbiamo visto la pista in un giorno di intensa attività - prosegue Millozzi - c'erano una ventina di motori che provavano, ne erano previsti 30 in tutto il giorno. Abbiamo misurato il rumore: nel punto di massima espressione, sul rettilineo dell'arrivo, era a 76 decibel, a centocinquanta metri era sceso a 65 decibel. tanto per intenderci è il livello di rumorosità di una strada mediamente trafficata. A quattrocento metri non si avvertiva niente. Si sentiva il passaggio delle auto della vicina strada e quello del treno poco distante. Se l'impianto di Pontedera sarà simile, con le arginature, con gli alberi, le curvature adeguate, non ci sono dubbi, l'impatto acustico sarà accettabile, quasi inesistente. I cittadini che sono venuti con noi lo hanno verificato di persona e hanno ricavato impressioni positive». La pista si trova tra una zona industriale e alcune abitazioni (la più vicina, dicono i partecipanti al viaggio ad Adria, è a meno di un chilometro). A ridosso, però, c'è la casa del direttore dell'impianto. «Ci vive con la famiglia e due figli - specifica il sindaco - Dovrebbe essere il segno che il rumore è accettabile». La cosa che più ha impressionato è che la pista ha rivitalizzato la città. C'erano solo vecchi, i giovani se n'erano andati. Aperto l'impianto, è stato un fiorire di attività economiche: case-vacanza, alberghetti, pizzerie, bar e ristoranti. Per non parlare dei 50 addetti che ha occupato l'impianto. «Pontedera non vive la stessa situazione - prosegue Millozzi - ma le ricadute sul piano economiche sono importanti. Da considerare».
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