Il presidio
Parlano i dipendenti sullorlo della disperazione
«E ci chiedono di lavorare in fretta»
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PONTE A EGOLA. «Se non riscuoto per due mesi non potrò pagare il mutuo e perderò la casa». La preoccupazione di Nicola Mitolo è comprensibile ed esplode davanti ai cancelli della Icla, la società dove ha lavorato per 30 anni, cinque dei quali trascorsi alla sede di Capanne, quella con 8 dipendenti che hanno paura di non ricevere ammortizzatori sociali: «Almeno se fossi rimasto qui ora avrei la possibilità di usufruire della mobilità e potrei essere assunto da qualcuno attratto dal fatto che risparmierebbe sui contributi». Già, la ricollocazione nel mondo del lavoro. Ecco il problema per operai di età media sui 40 anni e che da una vita hanno fatto sempre e solo lo stesso mestiere. «Qui di aziende di questo settore non ce ne sono - prosegue - non è come per il polo conciario, in cui ci si ricicla facilmente, visto che di aziende ce ne sono molte». Ma la (probabile) fine della Icla è anche un dispiacere per chi ha lavorato anni in questa azienda. «Ricordo che la prima cosa che mi chiesero fu se ero disposto a fare straordinari - racconta sconsolato Fabrizio Salvucci - e ora siamo a questi punti. Il paradosso è che ci chiedono di lavorare in fretta. Ma con quale spirito possiamo darci da fare, visto che fra una settimana ci licenziano?». (aq)
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