Il Tirreno

Pontedera

Sulle orme di Cicerone giovani latinisti in gara 231 da tutta la Toscana

Paola Silvi
Alcune immagini degli studenti impegnati nella 29ª edizione del Certamen svoltasi ieri mattina al liceo classico “Andrea da Pontedera”
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Alcune immagini degli studenti impegnati nella 29ª edizione del Certamen svoltasi ieri mattina al liceo classico “Andrea da Pontedera”

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 PONTEDERA. Latino, lingua viva. Né morta, né moribonda. Ne sono convinti i 231 studenti che si sono dati appuntamento ieri mattina al liceo-ginnasio statale Andrea da Pontedera per la 29ª edizione del Certamen in ponticulo Herae, concorso organizzato dall'Associazione Italiana di Cultura Classica (Aicc).  Una decina di aule occupate e molta partecipazione alla gara di traduzione e interpretazione. «Si sono presentati addirittura 9 ragazzi in più dal Pontormo di Empoli che abbiamo accolto nonostante fossero sprovvisti della preiscrizione», dice la professoressa Laura Marconcini, presidente dell'Aicc e anima dell'evento. Da Livorno a Borgo San Lorenzo, da Arezzo a Viareggio, per tutti i protagonisti, specialisti in latino, sfidanti a colpi di declinazioni e coniugazioni, è stata «una bella esperienza, da consigliare e da ripetere. Al di là del risultato».  Qualcuno era soddisfatto, qualcun altro ha mollato, ma per tutti, a sorpresa, il latino serve. «Aiuta a ragionare», azzarda Rebecca Cecconi di Castelfiorentino. «E leggere i testi antichi - le fa eco Martina Piccioli, alunna del Copernico di Prato - insegna a vedere la vita da prospettive nuove. Possiamo rapportare le vicissitudini dei romani con le nostre. E scoprire che sono lontane ma non diverse». «Mi piace costruire le frasi - ribadisce Diletta Magretti del XXV Aprile pontederese - la ricerca che sta dietro alla traduzione».  Gli studenti sono stati divisi in tre gruppi in base al tipo di liceo frequentato, classico, scientifico e linguistico-pedagogico. E sempre in base a questa distinzione si sono cimentati con passi diversi. Cicerone, l'amore per la patria, il codice civile dell'antica Roma a confronto con Itaca, la terra di Ulisse per il classico, Tito Livio e la prepotenza dei decemviri per lo scientifico ed Eutropio con il paragone fra l'impero romano sotto la guida di Augusto e il modus operandi di Tiberio per il linguistico-pedagogico. Una versione da tradurre in italiano e da commentare. Cinque ore di tempo. Il vocabolario, il foglio e la penna come unici compagni di banco. Alla faccia di tecnologie e cellulari, che dalla super-gara sono stati rigorosamente banditi e lasciati in ceste fuori dalle classi.  «Non penso di aver vinto - ammette Sara Orazzini del Montale di Pontedera, mentre cerca il suo telefonino - ma approfondire la complessità di un testo agevola l'analisi». Non c'è solo il rosa, rosae. Per questi giovani latinisti in erba riscoprire la lingua di Cicerone significa riscoprire un modo di guardare alle cose oltre alla Sms-mania e agli stereotipi di marca televisiva. «Dà una certa forma mentis», riassume, tanto per cambiare proprio in latino, Amos Bocelli, dal liceo scientifico di Forte dei Marmi e figlio del famoso tenore. «È come rivivere la storia», aggiungono Federico Ambrosi da Pisa e Leonardo Noci da Pistoia.  Finito il lavoro dei ragazzi, inizia quello della commissione esaminatrice. E per stilare la classifica, anonima fino alla mattina stessa della premiazione, in programma il 31 maggio, con i numeri al posto dei nomi, diventeranno allora decisive le sfumature: il significato più calzante, il commento e il titolo richiesto. Ai primi dieci classificati di ogni categoria spetterà un premio in denaro, da un massimo di 500 a un minimo di 100 euro.

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