Italia
Ecco la sfida del futuro: gestire il ripopolamento e la voglia di riscatto
Emilio Chiorazzo
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LARI. C'è un simbolo che parla del futuro, un altro che ci riporta indietro negli anni. Uno è l'emblema di quel che a Lari è stato fatto, l'altro di ciò che non si riesce a fare. Diviso tra le frazioni e il campanilismo, il paese delle ciliege, del Castello dei Vicari che sovrasta l'abitato e delle eccellenze alimentari, gode di un ripopolamento che non raggiungeva questi risultati da sessant'anni. Ottomila e poco più abitanti, tra la pianura e la zona alta, non si contavano dal 1951. Erano gli anni che lavorare nei campi significava sudore e fatica. La fabbrica, a Pontedera, attirava per il salario certo e la minore fatica.. E la gente se ne andava. Ora c'è il processo inverso. Quella gente che era andata verso la città scopre che poi, la posizione geografica di Lari non è tanto male: in sette minuti si raggiunge l'imbocco della Firenze-Pisa-Livorno; in venti minuti si arriva a Pisa o a Livorno. E Firenze è solo un poco più distante «Se ci mettiamo la qualità della vita, l'aria buona e l'ambiente, la ricetta è fatta», spiega Ivan Mencacci, sindaco uscente, che lascia l'attività amministrativa per fine mandato. E snocciola dati: la bandiera arancione che il suo comune ha conquistato, l'oscar che hanno appena ricevuto le colture di ciliegie, i servizi, quelli scolastici. Già, la scuola. E' il simbolo del fare, da queste parti. Nessun Comune ha rinnovato gli edifici scolastici, come è avvenuto a Lari. Due nuovi plessi sono già funzionale, il terzo, quando sarà pronto, servirà anche a razionalizzare la geografia delle scuole. La gente di Perignano, cuore economico del Comune, avrebbe voluto che fosse stata fatta lì. Invece, è a Lari, nel capoluogo. Qualche protesta c'è stata, ma i lavori sono andati avanti. Quello che è rimasto fermo, è il clima che si può trovare in paese. «E che lascia un po' perplessi quelli che arrivano da fuori, per viverci - spiega ancora Mencacci -. Il contesto sociale è impagabile: la vita, i rapporti, sono rimasti gli stessi di cinquant'anni fa. Chiunque, a Lari, viene coinvolto nelle inziative, nella vita delle associazioni». Passi avanti ne sono stati fatti soprattutto nella promozione turistica. Il Castello dei Vicari richiama visitatori. Dino Martelli, maestro pastaio, produttore d'eccellenza del territorio e anima della Misericordia locale, è uno dei fautori della rinascita del Castello. Negli anni settanta era quasi abbandonato, ci andavano le galline a razzolare, racconta. Lui, a capo della Pro Loco cominciò a scrivere a ogni politico che poteva, chiedendo un aiuto. Affiggeva al bar le lettere di risposta. Una dopo l'altra, non si perdeva d'animo. E, i risultati, si vedono. Anche se è pronto a puntare il dito su qualche errore commesso. Ad esempio quando, in nome del progresso, furono asfaltate le strade del centro di Lari. Fu uno sbaglio, oggi si sta pensando di riportarle alla vecchia struttura di pietre, che più si addicono a un borgo che si sviluppa intorno a un Castello. Il simbolo delle cose da fare è a Cevoli: il mobilificio Donati. E lì in bella mostra, nel bel mezzo del centro abitato. C'è un piano di recupero, ma che ancora non decolla. E quei seimila metri cubi di contenitore vuoto, dovrebbero essere demoliti, ma sono ancora lì. Per il sindaco uscente sono un cruccio. Avrebbe voluto veder partire anche questa lottizzazione, ma non ce l'ha fatta. Questione di poco. Forse già la prossima settimana, qualcosa si muoverà. Ma ci sarà già un nuovo sindaco. Quella fabbrica si porta dietro una storia dolorosa. La realizzò Donati. Ex operaio Piaggio, fu arrestato nelle indagini dell'omicidio del prete di Cevoli. Stette un anno in carcere. Nello stabilimento della Vespa non lo videro più, lo giudicarono assente ingiustificato e lo licenziarono. Lui si mise a vendere mobili, anche con successo. Fino a che non perì in un incidente aereo. Da allora quella struttura è lì. Inutilizzata. E inutilizzabile. E' simbolo anche di un'economia che, però, s'è sviluppata tutta a Perignano. Qui i mobilifici, in collina l'agricoltura. Due stili di vita che hanno alimentato dissidi e campanilismi, oggi, per fortuna attenuati. Forse anche un po' per colpa della crisi che attanaglia il comparto del mobile. Si cercano strade nuove per diventare attraenti. Si studiano soluzioni. «Perignano sembra il luogo naturale per diventare un outlet del mobile - è l'idea di Dino Martelli - si potrebbero fare marciapiedi coperti, parcheggi. Poi, tanti servizi, ci sono già. Serve un collegamento tra le varie aziende: se politici e imprenditori riescono a mettersi intorno a un tavolo, per disegnare il futuro, possiamo farcela». Quel sogno, Martelli, avrebbe voluto realizzare. E' per questo, forse, che si era presentato alle primarie del centrosinistra, chiedendo di diventare candidato a sindaco. Il paese ha preferito un giovane, ma già con un bagaglio di esperienza politica. Mirko Terreni è il nuovo che, però, ha un legame stretto con il passato, con la continuità.Ci prova anche stavolta, invece, Maurizio Rovini, che corre per Rifondazione, proprio come fece nel 2006. La novità, semmai, arrivata un po' a sorpresa, è quella di Gaetano Pasquale Mazza. In paese lo conoscono tutti. E' stato il medico di molti larigiani. Ora, a due passi dalla pensione, vuol fare questa nuova esperienza.
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