Le energie rinnovabili per rilanciare Atisale Parla la nuova proprietà
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Il corteo fatto durante la manifestazione dei dipendenti della Atisale Badalucco: il sale volterrano è di altissima qualità Si tratta di un mercato di nicchia sul quale punteremo
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SALINE. Qualche problema da risolvere, ma anche una sfida da vincere. La Salina volterrana per i nuovi padroni di Atisale è «un valore aggiunto, anche se la produzione annuale è inferiore a quella dei concorrenti europei», come spiegato da Roberto Badalucco, direttore generale della trapanese Sosalt, la società della famiglia D'Alì Staino che con i Semeraro ha rilevato Atisale. Quali sono i punti di forza del sale volterrano? «È un prodotto di altissima qualità, estratto dalla miniera e definito decristallizzato. Viene impiegato nel campo alimentare e in quello industriale, come per esempio il settore farmaceutico. Ha quindi un buon mercato di sbocco, proprio perché è un sale qualitativamente parlando di alto livello». E quali sono gli aspetti da migliorare della Salina della Valdicecina? «I nuovi proprietari di Atisale non si sono ancora insediati, per cui non posso dire troppe cose. Quel che so è che il sistema estrattivo ha bisogno di moltissima energia e che questo si ripercuote fatalmente sui costi generali di gestione dell'impianto. La tecnologia negli anni ha progredito e servirà adeguare le strutture per rendere proficuo il sito di Saline. Le energie da fonti rinnovabili potrebbero aiutare a migliorare il quadro generale». Gli strumenti urbanistici avrebbero previsto un parco fotovoltaico in zona che potrebbe essere utile all'attività della salina «In effetti Saline di Volterra paragonata, per esempio, con un sito austriaco ha una produzione venti volte inferiore. Ma questo non rappresenta un problema, perché il mercato italiano ha bisogno della qualità di sale come quello che solo Volterra produce nel nostro Paese. È per questo che la nuova proprietà si trova davanti una sfida molto interessante, tesa a valorizzare tutti e tre gli stabilimenti di Atisale». Non sarà semplice far quadrare i conti in un contesto che non può basarsi su una produzione di quantità... «Vero, ma la sfida sta proprio in questi termini. Creare utili per l'azienda e soddisfazione per i dipendenti. Saline dovrà sfruttare la sua nicchia di mercato, contando anche su un brand, il Candor nel campo alimentare che è molto importante, anche se un po' appannato. Avremo la possibilità di avere a disposizione una manodopera e professionalità di rilievo a Volterra e questo rappresenta sicuramente un elemento da non sottovalutare. Dovremo lavorare un bel po' sul progetto complessivo, ma siamo convinti di poter trovare la strada giusta per realizzare quel che la nuova proprietà si è prefissata». Che sarebbe? «Avere una produzione variegata e che possa darci la possibilità di offrire tipologie di sale utile per stare su molti mercati con posizioni di rilievo. Non saremo i più grandi e importanti d'Europa, ma avremo numeri e soprattutto qualità per poter competere con le realtà più importanti di questo continente».
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