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La plastica crea occupazione
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Il taglio del nastro: da sinistra Millozzi, Pieroni, Bramerini e Caramassi Revet: inaugurati due nuovi impianti di riciclaggio
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PONTEDERA. La bottiglia di plastica che anziché finire in discarica, si trasforma in vaso per i fiori. O in una panchina. O, addirittura, in parti delle moto che produce Piaggio. Alla Revet succede questo. E, da oggi, ancora di più: sono stati inaugurati due nuovi impianti per la selezione e il riciclo delle plastiche. Impianti che servono anche per la realizzazione dei profili semi lavorati. Così si ottimizza e aumenta la selezione, il trattamento e la realizzazione di granulo plastico e lo stampo di profili pieni partendo. I due impianti erano stati progettati e finanziati secondo l'indirizzo del nuovo piano industriale di Revet, definito nel 2009, con un investimento di circa 11 milioni di euro. «Per il nuovo Centro selezione e stoccaggio - dichiara il direttore generale di Revet Marco Mazzantini - l'obiettivo è stato duplice: da un lato, volendo lavorare gran parte della plastica toscana post consumo, dovevamo implementare le capacità di trattamento; dall'altro l'impianto era tarato più verso le bottiglie ed i flaconi che non sulla raccolta eterogenea che troviamo oggi, con vaschette, film, etc.. Aumentiamo la quantità con maggiore flessibilità per implementare più prodotti plastici. In più permetterà di gestire la raccolta monomateriale leggero (plastica, lattine, banda stagnata, tetrapak) in tutte le sue frazioni e non solo più per la sola plastica. Miglioriamo anche logistica e sicurezza: un sistema più accorpato, senza più materiale a terra, con una unica cabina ed un nuovo sistema di controllo e gestione centralizzato». Dalla prossima settimana inizierà l'attività a regime. Per ora quei materiali che non vanno in discarica, diventano arredi per esterni, profilati cavi da utilizzare in vario modo, sono state trasformate in scocche per i veicoli che produce Piaggio e, ma questa è solo in fase embrionale, potrebbero diventare parti di auto della Fiat. C'è un primo tentativo di accordo che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi. Un progetto che, come dice il presidente Valerio Caramassi, «oggi serve per difendere occupazione, ma che in futuro potrà produrre anche posti di lavoro». Molto dipenderà dal mercato. «I prezzi che potremo praticare - avverte Caramassi - non sono più bassi, il ciclo del recupero non lo permette. Ma sono concorrenziali». C'è una questione importante, però, gli enti pubblici, che avrebbero anche un obbligo di legge, all'acquisto di materiale "verde", sono i primi a snobbarli. «Colpa anche del patto di stabilità che non permette loro di spendere i soldi. Se ci fossero degli incentivi....», commenta il presidente Revet. Pensa a incentivi come quelli che il governo ha dispensato alle famiglie per l'acquisto di elettrodomestici. Intanto si muove la Regione Toscana: farà un bando, proprio per dare incentivi agli enti che acquisteranno questi manufatti. È la prima, in Italia. Chissà che non serva da esempio.
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