Il Tirreno

Pontedera

Un consiglio sul futuro dell'Arpat

Il sindaco Alessandra Vivaldi
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Il sindaco Alessandra Vivaldi

A Montopoli "balla" lo schieramento di maggioranza: la richiesta della discussione arriva da Rifondazione Comunista e Socialisti

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 MONTOPOLI. La vicenda Arpat fa ballare la maggioranza di Montopoli. Socialisti e Rifondazione Comunista, in un documento congiunto, invitano il sindaco a convocare urgentemente un consiglio comunale sul futuro del centro Arpat di San Romano.  La scorsa settimana si è tenuto un incontro tra l'assessore regionale Anna Rita Bramerini e i sindaci di Montopoli e Santa Croce, Vivaldi e Ciaponi. Incontro risolutore secondo la Regione, ma che in realtà ha lasciato qualche perplessità, anche tra alcuni amministratori locali. L'accordo prevede la sottoscrizione di un protocollo di cinque anni, confermando al centro di San Romano le stesse risorse del 2010, che saranno a carico di Regione, Comuni e privati. Nessuna certezza, invece, sul personale: viene mantenuto almeno per quest'anno il taglio a tre soli operatori, in attesa che sulla questione si pronunci il nuovo direttore regionale Arpat Giovanni Barca. «Mentre tutti sono d'accordo di mantenere il servizio di prevenzione e telerilevamento nel comprensorio - dicono Riccardo Susini per Rifondazione e Carlo Ciampini per i Socialisti - nei fatti avviene tutto il contrario: il personale è stato ridotto a soli due operatori e un direttore, l'attività attualmente è praticamente ferma e non consente il quotidiano svolgersi dei controlli. E' bene mettere in chiaro che l'attività dell'Arpat di San Romano non potrà essere svolta da Pisa e da Livorno, perché la prevenzione e il telerilevamento sono efficaci solo se radicati sul territorio: ad ogni dato segnalato dal computer o dal cittadino deve sempre fare seguito il personale in loco con il tempestivo intervento. Si tratta di controllare quotidianamente circa 20 grandi impianti e oltre 500 attività produttive».  Da qui le richieste: «Chiediamo alla Regione un impegno concreto per ripristinare l'attività minima, riportando urgentemente a 6 il numero di operatori, e invitiamo sul posto la commissione Ambiente della Regione e il nuovo direttore generale Arpat. L'attività di prevenzione nella nostra zona è obbligatoria (non è un optional!). Vogliamo che le risorse finanziarie impiegate negli ultimi anni non siano sprecate al di fuori della nostra zona e chiediamo quindi la completa applicazione del protocollo d'intesa del 2006». G.P.

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