Il Tirreno

Pontedera

Abiti e carte telefoniche, i bisogni dei profughi

I profughi tunisini ospiti a Capanne
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I profughi tunisini ospiti a Capanne

Gli operatori della Provincia: «Chiedono quaderni per scrivere questa esperienza»

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 MONTOPOLI. I bisogni di beni materiali sono stati la prima e ovvia richiesta, ma il lavoro di accoglienza dei migranti arrivati nel nostro territorio deve tener conto anche di altre esigenze: dal supporto linguistico all'orientamento ai servizi sanitari; dalla semplice urgenza di reciproca comprensione con i soccorritori a quella di tenere vivi i contatti con la terra d'origine. Insomma, tutto quel complesso di funzioni riassunta nell'espressione "mediazione culturale".  La Provincia di Pisa è attiva, a Santa Croce e Montopoli con le proprie strutture: Protezione civile, Polizia provinciale, operatori del Centro Nord-Sud (ente dell'amministrazione sul fronte dell'integrazione). «Proprio dalle relazioni di questi ultimi - dice l'assessore Silvia Pagnin - arrivano indicazioni su quali e quanto diversificate siano le necessità». Gli addetti del Nord-Sud operano in raccordo con Croce Rossa, Comuni associazioni. Il tutto in un quadro d'incertezza delle coperture economiche; e di assenza, al momento, di prospettive chiare circa gli indirizzi alle attività post-prima emergenza. Ecco alcune delle richieste ricevute e soddisfatte dal Nord-Sud: abiti; carte telefoniche internazionali (per rassicurare le famiglie); penne e quaderni (per tenere memoria e dare testimonianza di quest'esperienza); assistenza ed intercessione nel rapporto con banche locali, al fine di poter cambiare in euro il denaro portato da casa. Inoltre, il personale del Nord-Sud (che include operatori di madre lingua tunisina) provvede al supporto di traduzione per tutti i contenuti comunicativi essenziali: ascolto dei migranti e consegna a ciascuno di loro delle norme comportamentali nell'area di raccolta; interlocuzione con operatori sanitari e ospedalieri (con accompagnamento per visite mediche 24 ore su 24); interlocuzione con autorità locali ed associazioni di volontariato; interlocuzione con le forze dell'ordine (per la conoscenza di diritti e doveri previsti nel nostro Paese) e con la Questura, per le procedure di identificazione ai fini del rilascio del permesso di soggiorno temporaneo.

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