Il presidio
Il sindaco: non ci sono i presupposti. Dagli altri Comuni: non abbiamo spazi
A Fauglia si chiede accoglienza per gli immigrati in arrivo
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FAUGLIA. Viene allertato direttamente dalla protezione civile il sindaco di Fauglia Carlo Carli. E' l'unico ad aver ricevuto la richiesta di disponibilità ad accogliere gli immigrati in arrivo a Coltano. «Ho risposto che mancano i presupposti e le garanzie per farlo», risponde il primo cittadino che ieri l'altro mattina era in quel di Coltano, a presidiare, insieme ai colleghi della provincia di Pisa. Levataccia per lui e per gli altri: alle 6.30 erano tutti là per manifestare contro il diktat del governo. «Alla protezione civile ho risposto che il Comune non ha locali propri, poi ho chiesto ad alcuni privati se avrebbero potuto mettere a disposizione dei capannoni. Ma servono impegni precisi su chi pagherebbe l'affitto, chi gestirebbe queste persone, chi darebbe loro da mangiare. Dal momento che sulla questione si respira una grande confusione, ho risposto negativamente». Con la fascia, a presidiare l'ex centro radar indicato dal Ministero per accogliere l'esercito dei 500 provenienti da Lampedusa anche il sindaco di Pontedera Simone Millozzi: «Che il caos di informazioni e garanzie sia totale è evidente - commenta ancora da Coltano - Per quanto mi riguarda non ho avuto richieste di accoglienza né da parte della protezione civile, né dalla prefettura. E' certo che queste persone non possono essere ammassate in un luogo, bensì divise in piccoli gruppi, in condizioni dignitose, rispettose dei diritti umani». Sulla stessa linea anche i colleghi di San Miniato e Castelfranco, presenti in loco con delegati dei rispettivi Comuni: «Noi pratichiamo la cultura dell'accoglienza - esordisce Umberto Marvogli - sicuramente se c'è un'emergenza ci adoperemo per fronteggiarla, ovviamente con tutte le dovute garanzie, altrimenti non è possibile». Dalla Rocca anche Vittorio Gabbanini ribadisce la linea della disponibilità, ma: «L'amministrazione non ha spazi pubblici, è sempre vero che le persone non possono essere rinchiuse in pseudo lager». Pure nel Valdarno richieste dirette non sono state fatte. Neppure a Lari e Crespina. Entrambi i sindaci Ivan Mencacci e Thomas D'Addona ribadiscono che spazi pubblici non ci sono: «E poi - continuano - al di là di questo servono garanzia su cosa viene dopo. Chi dà da mangiare a questi immigrati, chi li gestisce, chi dà loro i servizi primari?». Stesso approccio pure sul Lungomonte, per il "capo" di Vicopisano Juri Taglioli: «Ero anch'io a Coltano, c'è una grande confusione che certo non tranquillizza. Credo che sia comunque un grave errore concentrare tutte queste persone in un luogo inidoneo come il centro coltanese».
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