«Tutta la verità sulla questione parcheggi»
◗
Da sinistra il consigliere comunale Luigi Cocucci e lentrata al parcheggio Dogana a Volterra Cocucci (PO) svela i retroscena: l'assessore non ha mai presentato un piano
3 MINUTI DI LETTURA
VOLTERRA. Chiede scusa ai cittadini per lo «squallido spettacolo a cui sono costretti ad assistere, che, mio malgrado, ho contribuito a generare decidendo di buttarmi nell'avventura della Lista Civica, convinto che potesse essere la strada giusta per rilanciare la città». A chiedere venia al Colle è Luigi Cocucci, il consigliere comunale con deleghe rassegnate il mese scorso, in questi giorni al centro di una querelle dove la Lista che supporta il sindaco vuole la sua defenestrazione dalla maggioranza, mentre la corrente di Progetto Originario, di cui anche lui fa parte, ne prende le difese. L'oggetto del contendere? La sua partecipazione, seppure minima, nella società che gestisce il parcheggio La Dogana è vista come conflitto d'interesse da alcuni. Ma è proprio lui a svelare i retroscena di una ennesima spaccatura sempre più profonda che divide i due movimenti di maggioranza. «Il tentativo di linciaggio che è stato messo in atto nasce dalla contrapposizione, non tanto con l'effimera politica di Buselli, che vive tutte le sue insicurezze condite dalla fobia della stampa, quanto con Moschi e Orsi che erano, e probabilmente sono tutt'ora, al timone del governo cittadino. Purtroppo per loro eliminare me, a differenza di coloro che ingiustamente sono stati allontanati, è un po' più difficile. Non è sufficiente una lettera di licenziamento fatta firmare dal sindaco per mettermi alla porta. Il consiglio comunale è l'espressione del voto dei cittadini, se uno degli eletti dovesse lasciare, questo modificherebbe l'assetto del consiglio stesso alterando l'esito delle elezioni». La premessa condisce dettagli non da poco. «Avevano provato anche a "farmi fuori" dal consiglio comunale con le buone, offrendomi la poltrona di amministratore unico di Asav, ma rifiutai. Strano che fino al mese scorso fossi idoneo ad avere delle deleghe importanti, invece, venga dipinto come l'origine di tutti i mali». Quindi il consigliere di Progetto Originario si inoltra nella questione parcheggi. «La verità sulla questione parcheggi è che l'assessore Moschi non ha mai portato l'argomento all'attenzione della giunta - e non manca di accendere miccie non da poco - sembra che ne abbia parlato spesso nelle hall degli alberghi e nei salotti a casa di amici, sembra anche che sponsorizzasse un noto imprenditore locale, caldeggiando la sua partecipazione non solo nell'ipotetica società che avrebbe dovuto realizzare e gestire le opere ma anche per la fornitura dei materiali. Lo ripeto in maniera inequivocabile: Moschi non ha mai portato un piano parcheggi, mai uno straccio di progetto, neppure allo stadio preliminare; prova ne sia che agli atti del Comune non esiste nulla». Sono parole che pesano come macigni. «D'altronde che non fosse adeguato al ruolo ricoperto lo avevamo capito pochi mesi dopo l'insediamento, quando portò in giunta il bilancio senza averlo concertato con nessuno se non con il suo consulente Orsi». Si va nello specifico: «Il lavoro in questione tagliava drasticamente i fondi alla cultura, alle associazioni e alle "mie" manutenzioni. Per contro, metteva a disposizione del suo assessorato alle opere pubbliche circa 120mila euro da spendere in consulenze». E' ancora Cocucci a tornare sulla questione parcheggio La Dogana: un investimento regolare, con tanto di bando a cui parteciparono più aziende. «Non sono io a doverla discutere ma per rendere onore alla verità qualche parola è dovuta. L'opera in questione venne realizzata con un regolare bando pubblico al quale parteciparono più ditte. Le regole furono uguali per tutti. Vinse il progetto più ambizioso, rischioso e costoso. Il Comune, una volta chiusa l'operazione, sarebbe rimasto proprietario del 7% circa della struttura. Non solo, contestualmente il Comune pubblicò un bando che permise a tutti coloro che ne fecero richiesta di comprarsi il posto auto ad un prezzo "politico" concordato con l'Amministrazione. Come di fatto avvenne. Dunque non è stata regalata nessuna opera pubblica. Se il Comune decidesse di vendere un terreno e l'acquirente ci costruisse un albergo o una qualsiasi altra attività, si potrebbe parlare di opera pubblica regalata dal Comune?». E Chiude con una domanda retorica: «Se davvero fossi stato in grado di condizionare l'operato dell'Amministrazione che motivi avrei avuto di rimettere le deleghe ed allontanarmi per fondare Progetto Originario?»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
