Un volantino per l'unità sindacale
Manolo Morandini
L'appello dell'ex segretario: oggi la troppa disgregazione penalizza i lavoratori
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PONTEDERA. Un volantino per salvare quel che resta dell'unità sindacale. Lo ha scritto e distribuito all'ingresso della Piaggio l'ex sindacalista Franco Veroni. A settant'anni ha ritrovato la passione di un tempo. Nel suo curriculum c'è un passato da segretario della Uilm pisana, di membro del comitato centrale nazionale del sindacato dei metalmeccanici fino agli anni Novanta e di segretario confederale provinciale. «Oggi come ieri valgono i rapporti di forza, ed è la nostra debolezza a creare uomini che oggi riescono a dividere il sindacato e umiliare i lavoratori. La ricetta è una sola per evitare che passi il disegno di quel potere liberista che ha decretato che la nostra Repubblica non è più fondata sul lavoro. È l'unità che fa la forza», afferma Veroni. Un messaggio che ha il sapore di un appello, lanciato da chi assiste al dibattito sulle vicende di Pomigliano e Mirafiori da spettatore. Ma con le lenti dell'operaio, sebbene in pensione, e del sindacalista. «Una volta i lavoratori avevano un contratto nazionale per equiparare i lavori uguali o similari su tutto il territorio italiano, per rapportarli alle condizioni di lavoro ed economiche uguali per tutti. Oggi si creano i presupposti di nuovi contratti molto simili alle gabbie salariali: di settore, poi di comparto. Poi ancora diversi a seconda della posizione geografica delle aziende, con lo scopo di dividere il mondo del lavoro e renderlo ricattabile a seconda delle esigenze dei capitali impegnati nelle operazioni imprenditoriali e del loro rendimento». I lavoratori escono dalla portineria Piaggio alla spicciolata. Quello di Veroni è un volto conosciuto, specie da chi è in fabbrica da qualche decennio. Ma c'è diffidenza. L'associazione con il suo passato lo vorrebbe allineato alle posizioni della Uilm e invece a sorpresa, chi si ferma a parlare lo scopre più in linea con il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini. «Una volta c'era chi chiedeva equità, giustizia, solidarietà, moralità, lavoro, rispetto - sostiene Veroni -. E c'era chi dava garanzie. Oggi non si chiede più niente di tutto ciò, perché nell'immaginario collettivo è passato il concetto che queste richieste sono solo "lacci e lacciuoli" che impediscono lo sviluppo del Paese». E conclude: «Un bel Paese dove avevamo imparato a essere classe operaia e classe dirigente, dove le strumentalizzazioni erano non meno gravi degli approfitti, dove il confronto politico aveva la decenza del rispetto delle minoranze, dove i disoccupati avevano la speranza di occupare un posto di lavoro libero da ricatti e dalle intimidazioni».
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