A rischio il Teatro di Nascosto il futuro si decide in 30 giorni
Filippo Bernardeschi
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Annette Henneman in scena 2 MINUTI DI LETTURA
VOLTERRA. Sono passati sei anni dall'ultimo trasloco, ma il Teatro di Nascosto è ancora alla ricerca di una casa, e se entro il 10 febbraio non ci sarà una nuova sede, questa volta la compagnia potrebbe lasciare Volterra per sempre. Sull'associazione artistica pende infatti un'ingiunzione di sfratto: la disposizione, ricordata al Teatro pochi giorni fa dall'ufficio tecnico del Comune, avrebbe dovuto costringere il gruppo teatrale a liberare gli spazi di Palazzo Matteucci entro il 10 gennaio. Grazie a una proroga, concessa dalla Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, proprietaria dello stabile, la data dello sfratto è stata posticipata di un mese. Annette Henneman ha quindi trenta giorni per fare in modo che il suo teatro reportage non sia costretto ad abbandonare il Colle. Tuttavia, le proposte avanzate dall'amministrazione voloterrana non riescono a soddisfarne le esigenze. «È da tempo che ci confrontiamo con associazioni, giunta e Provincia - spiega la Henneman - e il sindaco Buselli si sta impegnando molto, ma nessuna opzione avanzata ci sembra praticabile». Il punto è che i progetti in ballo (un master, un percorso di formazione con le scuole medie e uno scambio con Baghdad) necessitano di spazi appropriati: secondo la Henneman, la stanza di San Felice suggerita da Buselli non sarebbe adeguata. Inoltre, c'è il desiderio del gruppo di trovare una volta per tutte la sede definitiva, mentre anche quella di San Felice «sarebbe una sistemazione provvisoria». Che fare? Resta l'opzione scuole: «Ho già scritto e inviato alla Provincia un progetto di "convivenza" con i licei - afferma Henneman - uno spazio al Niccolini o all'Istituto d'arte andrebbero benissimo, spero che l'amministrazione possa aiutarmi a concludere un accordo». L'ultima parola spetta quindi a Pisa. Inizia il conto alla rovescia, prima che sia troppo tardi e il Teatro di nascosto porti il suo prezioso lavoro artistico in un'altra città: «Sarebbe davvero triste - conclude Henneman - perché considero Volterra casa mia ormai da molti anni».
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