Pontedera e dintorni sotto l'albero: i libri degli autori locali
Andrea Lanini
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In alto i due bibliografi Walter Scancarello e Federica Depaolis; sopra Carnevale di sangue 4 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Agli eventuali indecisi, a quanti non avessero ancora scelto cosa regalare all'amico, al parente, al genitore, al figlio, alla dolce metà, abbiamo pensato di proporre qualche suggerimento natalizio per i prossimi acquisti. Se davvero non sai che regalo fare, regala un libro. Spendi il giusto, fai figura, sostieni la cultura (Babbo Natale sa quanto ce n'è bisogno) e aiuti qualcuno a conoscere meglio, più a fondo, il nostro territorio. Ad esempio, prendendo consapevolezza che c'è stato un tempo in cui Pontedera aveva la meglio addirittura sull'Urbs Aeterna. Grazie alle rocambolesche imprese di un nostro concittadino, il Conte Antonio da Pontedera, di professione capitano di ventura. Il giornalista e scrittore Mario Mannucci ne ripercorre l'ardita vita nel suo "Quando Pontedera conquistava Roma", recentemente pubblicato da Tagete (la nostra carrellata prende avvio dai titoli della giovane casa editrice pontederese) in collaborazione con Bandecchi & Vivaldi Editori. «Mario Mannucci lo conosco da anni - racconta Michele Quirici della Tagete - e ho visto crescere in lui, in maniera entusiastica, l'interesse per la storia cittadina. Quando si cominciò a parlare di questo libro era "solo" un giornalista, oggi come il nostro Antonio è anche capitano seppur di un battello, che ha fatto sognare centinaia di gitanti. La sua opera su Antonio da Pontedera ha la leggerezza dei suoi racconti fluviali, quando parla del tempo che fu e tutti stanno a "bocca aperta" meravigliati ad ascoltarlo. Un racconto lieve per cominciare a conoscere questo personaggio, noto solo agli addetti ai lavori». Il secondo libro della lista, "Pontedera, guida alla ricerca. Bibliografia 1757-2009, archivi, documenti", a cura di Federica Depaolis e Walter Scancarello (con la collaborazione di Sarah Tiboni), Tagete l'ha pubblicato per metter la parola fine a una domanda-tormentone che Quirici si sente rivolgere da anni: "Senti, ma te che ti occupi di libri: ma come mai su Pontedera non si trova nulla?". Lui, bonariamente, ogni volta si metteva a snocciolare una sua personale lista. Ecco, vedete? Di roba ce n'è assai. Ma snocciola oggi snocciola domani, alla fine si è stufato e ha detto basta, facciamo una bibliografia completa e non se ne parli più. Eccola qua: più di ottocento titoli editi in circa due secoli e mezzo. Un insospettabile oceano di carte in cui si trova di tutto, e che da oggi, grazie alla perizia bibliografica della coppia Depaolis-Scancarello, è facilmente consultabile, agevolmente attraversabile. In "Carnevale di sangue - L'omicidio del prete di Cevoli", il giornalista del Tirreno Francesco Turchi ricostruisce i particolari di un fatto di sangue accaduto sessant'anni fa. «La sera del 4 febbraio 1951 - racconta l'autore - tre uomini mascherati suonano il campanello della canonica. La zia del parroco don Ugo Bardotti, apre la porta. I tre entrano, il parroco scende dal letto e va a vedere chi è che lo vuole. Appena i tre se lo trovano davanti gli sparano un colpo ciascuno, uccidendolo. Gli investigatori puntano tutto sul movente politico. Quel parroco voleva realizzare un asilo dove c'era la casa del popolo. Così le attenzioni si rivolgono tutte verso i comunisti, che vengono fermati e interrogati a tappeto. Due di loro, in particolare, Alvaro Montagnani e Dino Donati, vengono arrestati e resteranno in carcere per un anno, prima di essere rilasciati. L'omicidio resta senza un colpevole. Fino al 1958, quando Piero Gasperini, ponsacchino, minaccia la moglie: "Ti faccio fare la fine del prete di Cevoli". I vicini lo sentono. I carabinieri l'arrestano. Lui confessa: quella sera del 4 febbraio 1951 ha ucciso il parroco insieme a Mario Chiarugi e Loris Tangheroni, anche loro di Ponsacco. Volevano rapinarlo, ma hanno perso il controllo. Poi ritrattano: "L'abbiamo fatto per motivi politici". Poi cambiano ancora versione: "Era una rapina. Ma ci avevano consigliato di tirare in ballo la politica per avere uno sconto della pena". Risultato: in primo grado viene accolta la tesi della rapina, in appello quella del movente politico, confermato in Cassazione. Il libro vuole ripercorrere quei fatti attraverso gli articoli dei giornali del tempo (Tirreno, Nazione, Unità, Il Popolo, ecc.), per ricordare l'atmosfera di quei tempi e fornire a chi legge gli elementi per farsi un'idea di ciò che è successo: è vero che ci sono dei condannati, ma è altrettanto vero che sul movente ci sono non pochi dubbi».
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