Il presidio
LE REAZIONI
Parla il nipote: «Della vicenda non sapevamo niente»
S.C.
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Lingresso di casa Lovisco 2 MINUTI DI LETTURA
PONSACCO. Davanti alla palazzina dove abitano i Lovisco, in via Di Vittorio a Ponsacco, c'è un furgone con materiali edili. Alle finestre, incollati ai vetri, ci sono alcuni bambini. Così come sguardi di curiosità si intravedono dalle finestre di altre case nella stessa strada. Pochi hanno voglia di parlare e le parole "mafia" e "omicidi" chiudono la bocca anche a chi potrebbe raccontare semplici rapporti di vicinato. «Lo conosco poco - dice un residente del quartiere - per me lavorava, non so dire altro». Nella palazzina, ristrutturata da poco e con le pareti gialle, dove risultano residenti la moglie e i tre figli, all'alba, i carabinieri di Potenza e i colleghi della compagnia di Pontedera hanno arrestato Nicola Lovisco, originario di Melfi e da circa sei anni residente nella cittadina del mobile dove lavora nel settore dell'edilizia. «Lavora con noi come muratore - dice un nipote, lasciando per un momento il suo lavoro -. Non sappiamo niente di questa vicenda e non credo ci sia molto da dire». Quando Lovisco è stato svegliato dai carabinieri in casa c'erano la moglie e i tre figli minorenni. Hanno capito cosa stava succedendo. Ma poco dopo la madre è andata al lavoro, in un pastificio della Valdera, come ogni giorno. Abbiamo rintracciato la donna alla fine del lavoro: «Non voglio dire niente, non c'è da fare domande su quello che è successo». Lovisco è arrivato a Ponsacco circa sei anni fa insieme ai fratelli che lavorano nel settore dell'edilizia e la società ha sede in provincia di Potenza. Mentre altri parenti hanno un'azienda di autotrasporti. Anche se sull'arrestato c'erano già state indagini negli anni passati, la famiglia risulta perfettamente integrata a Ponsacco dopo essere emigrata dal Sud come tanti altri residenti nel comune del mobile.
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