I residenti: sono anni che chiediamo un intervento
Sulla via di San Finocchi buche grandi come crateri
Riccardo Rinaldi
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Le condizioni del fondo stradale pieno di buche 2 MINUTI DI LETTURA
VOLTERRA. "San Finocchi", un'altra strada ormai ridotta al solo ricordo di ciò che era. A Volterra, quello delle strada consortili è un problema annoso, data l'estrema estensione territoriale, ma ancora più grave, quando questo riguarda quelle subito a ridosso del centro cittadino. La strada in questione, conosciuta ai più per via del cimitero dell'ex Ospedale Psichiatrico, San Finocchi appunto, è quella di via Scabia, che dall'abitato di borgo San Lazzero, passando per il Convento di San Girolamo, taglia in due il vecchio complesso psichiatrico, per poi scendere nella campagna sottostante. Una campagna costellata di numerosi poderi, ville ed abitazioni. «Oggi andrò in Comune a litigare col sindaco, dato che ormai la strada è completamente impraticabile» racconta Roberto, uno dei tanti residenti lungo quella strada. E' arrabbiato, non c'è che dire. La lamentela prosegue. E si gonfia di indignazione se si pensa al passato. «Sono anni che chiediamo un intervento, ma ci sentiamo abbandonati» conclude con malcelata rassegnazione. Obiettivamente, per percorrere la strada di San Finocchi, come abitualmente viene chiamata dai volterrani, è necessario disporre di un fuoristrada o, non aver cura della propria auto cittadina. Un occhio alla via: le buche non si contano, la maggior parte profonde e di grosse dimensioni. Dobbiamo posare l'auto pure noi per non danneggiarla. I tratti dove ormai l'asfalto è completamente abraso la fanno da padrone, mentre i canali scavati dall'acqua sulle cunette, mettono in sera difficoltà il transito di più mezzi in senso opposto contemporaneamente. Soprattutto nella parte più bassa, quella finale della strada Roberto svela un altro aspetto che ha portato al progressivo deterioramento della strada. «Il passaggio di mezzi pesanti da lavoro, ha trasformato i tornanti in percorsi ad ostacoli, pericolosi per le auto e soprattutto per i ciclomotori, costretti a scendere a passo d'uomo e ad un procedere in slalom», conclude Roberto con la speranza di mettere la parola fine ai disagi.
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