Il Tirreno

Pontedera

Stop con il fucile all'invasione di piccioni

Francesca Suggi
Stop con il fucile all'invasione di piccioni

Parla il "cacciatore" incaricato dal Comune contro i danni all'agricoltura

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BIENTINA. Ne ha fatti fuori migliaia. Con il fucile, appostandosi dalla mattina alle 8 nei paraggi dei campi di girasole e di grano, i preferiti dai piccioni. Lui è Renzo Orlandi, la guardia venatoria volontaria di Bientina incaricata per anni dal Comune a "ridurre" i danni di questi animali nelle zone rurali del paese. Con tanto di delibera che autorizzava a procedere con "lo sparo" contro questi animali «che rovinano le colture e sono la condanna degli agricoltori», fa presente il sindaco Corrado Guidi.

Il Comune è uno dei pochi che già dal 2004 con tanto di atti pubblici, procede all'abbattimento dei piccioni. Prassi che dal 2009 passa nella mani della Provincia in base a una legge regionale che attribuisce a lei la competenza sui terreni rurali.
Intanto negli anni viene abbattuto un esercito di piccioni. «Da delibera avevamo due giorni alla settimana per sparare, mi sembra il martedì e il venerdì», racconta il "cacciatore" dei pennuti ormai condannati ovunque per la sporcizia con cui coprono monumenti e centri storici e per i danni materiali che fanno all'agricoltura.
E' il pensionato 72enne a raccontare come si fa la "caccia al piccione". «Ci tengo a dire che non la faccio volentieri, ma in quanto guardia venatoria volontaria da 20 anni, lo devo fare», dice. «Quando ancora era il Comune a gestire la cosa, spesso agivo su chiamata urgente dei singoli agricoltori. Adesso dovrebbe essere sempre così ma interveniamo di rado, pensi che nel 2009 ho sparato solo ad una trentina di piccioni».

Le zone di maggior affluenza dei pennuti sono Prato Grande verso le Cerbaie e il Puntone. «Uscivo per tutta la giornata, mi ricordo che i contadini non mi davano pace da quanto il problema con i piccioni era grande», procede con il suo accento colorito. Parla al passato, ma il disagio è ancora sentito e i danni economici importanti. «Bisogna pensare a branchi di piccioni da 400, 500 animali che fanno fuori ettari di semina». La sua è un'analisi da esperto. E con la stessa prontezza di quando spara, racconta quali sono gli orari migliori per "la caccia". «Alle 8 la mattina i piccioni escono a mangiare, poi ancora alle 13 e poi alle 16», puntualizza, sottolineando che era autorizzato a sparare da Provincia, Comune e istituto faunistico di Lucca. Dalle 17 in poi i piccioni danno tregua «si ritirano», dice lui, fino alla mattina. E una volta impallinati che fine facevano i piccioni? «Avevano mandato da parte del sindaco di sotterrarli con della calce sopra, tanti sono finiti nella zona del Prato Grande verso Altopascio».
Rispetto a prima il problema nelle zone rurali non è diminuito. Sono scesi gli "abbattimenti", però.

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