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Trattative bloccate per il nuovo contratto «Più flessibilità»
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SANTA CROCE. Più flessibilità per rispondere alle esigenze produttive del mondo della moda. E' quanto chiedono le associazioni datoriali del settore conciario ai sindacati, nella vertenza per il rinnovo del contratto nazionale di categoria in corso tra le parti che, a detta dell'Unione nazionale industria conciaria (Unic), «sta proseguendo, ma appare bloccata nei contenuti». L'esigenza di ripristino di una maggiore flessibilità riguarda maggiormente proprio le concerie toscane, legate storicamente a doppio filo con le griffe più famose. «Unic chiede un reale ripristino della flessibilità - si legge in una nota - particolarmente sentita dalle concerie toscane, che sono strettamente legate alla moda. Ma la controparte nicchia e insiste sulla preventiva contrattazione aziendale per l'applicazione di un orario flessibile. Il che vuol praticamente dire impedire alle direzioni aziendali di adeguarsi alle dinamiche del mercato». Nei giorni della recente fiera di Lineapele si è sfiorato lo scontro, dopo che il personale di reception aveva minacciato lo sciopero proprio per l'inaugurazione dell'evento. Protesta poi rientrata per l'intervento diretto di Unic. «La produzione della pelle in Toscana è legata al mondo della moda - dice Alessandro Francioni, presidente dell'Associazione conciatori di Santa Croce sull'Arno - e soggetta quindi ai suoi capricci, nel bene e nel male. Questo comporta la disponibilità ad effettuare un servizio alla clientela che prevede grande elasticità, ma anche a dover far fronte a ritardi nella presentazione degli ordini da parte dei nostri clienti che non vogliono più fare magazzino». Insomma, scarsa programmazione, con la flessibilità che, secondo le concerie, diventa l'unica risposta per stare sul mercato. «Ne è testimonianza - aggiunge il presidente del Consorzio conciatori di Ponte e Egola Attilio Gronchi - l'uso sempre maggiore del lavoro interinale nonostante il maggiore costo, così come il fatto che l'occupazione stenti a riprendere nonostante una certa ripresa in atto nel settore. L'invito pertanto ai sindacati a scendere ad una trattativa su questo punto è sicuramente più che giustificato e nello specifico credo esista una disponibilità dei lavoratori stessi trattandosi di un interesse comune». Quelle del mondo della moda sono definite come "ineliminabili esigenze" dalle associazioni di categoria conciaria. «Se vogliamo restare in vita e mantenere il nostro primato - dice ancora Francioni - occorre fare in modo che ci sia la possibilità di poter contare su una forza lavoro disponibile ad un maggior impegno, quando le esigenze lo richiedono, sapendo che ci saranno ineliminabili momenti di flessione nei quali mantenere turni di lavoro ordinari è materialmente impossibile». L'obiettivo sembra quello di una maggiore stabilità occupazionale. «Trovando gli adeguati strumenti a livello contrattuale - dice ancora Francioni - che garantiscano la indispensabile flessibilità alle singole aziende, si potrà fare ricorso maggiormente a un lavoro a tempo indeterminato anziché all'ormai diffusissimo rapporto di tipo interinale».
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