Il Tirreno

Pontedera

I centri estivi destinati a saltare per i tagli ai trasferimenti statali

Paola Silvi
I centri estivi destinati a saltare per i tagli ai trasferimenti statali

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I primi a saltare saranno i centri estivi. Ma anche l'assistenza domiciliare sarà a rischio. Senza contare i contributi per l'affitto e i servizi a domanda individuale, dalle mense ai trasporti pubblici, che subiranno evidenti ridimensionamenti. La valanga dei tagli nei trasferimenti statali si abbatte sulla Valdera e lascia dietro di sé tracce difficili da digerire.

Per i Comuni del nostro territorio che dovranno fare i conti con risorse ridotte all'osso, decurtate del 42%, e per i cittadini, veri destinatari di questa cura dimagrante imposta. Ad accusare il colpo, per assurdo, saranno insomma le fasce più deboli, gli anziani, i disoccupati, i portatori di handicap, che potranno vedersi annullare le piccole e grandi agevolazioni socio-sanitarie a cui erano abituati. A lanciare il grido d'allarme proprio i sindaci e gli assessori che, sospesi tra impotenza e amarezza auspicano, come unica ed estrema forma di comportamento possibile, l'inizio un percorso di confronto e consultazione con tutte le categorie coinvolte. Dal volontariato ai singoli abitanti, dalle cooperative sociali ai sindacati. Perché i numeri di riferimento sono davvero tragici. Il sindaco di Pontedera Simone Milozzi non esita ad elencarli. «Nel 2007 il fondo nazionale delle politiche sociali unito a quello regionale portava in Toscana 83 milioni e 700mila euro. Nel 2010, il secondo è rimasto invariato mentre il primo è sceso a 24 milioni di euro». Una riduzione che sulla Valdera si declina in una discesa vorticosa di finanziamenti che passano da 1 milione e 823mila euro del 2007 a 760 mila di oggi. «Gli effetti saranno devastanti», preannuncia Millozzi. «Il sacrificio che viene chiesto agli enti locali è francamente eccessivo». La preoccupazione è tangibile e si traduce in un taglio che non risparmia nessun bilancio o progetto socio-sanitario. «Il budget di 8 milioni di euro che gira intorno alla Società della Salute - continua - vedrà scomparire 1 milione e 600mila euro e l'Unione dei Comuni non potrà più contare su 1 milione e 200mila euro». E l'equazione non potrebbe essere più chiara. «Meno soldi uguale meno servizi. Saremo costretti a decidere che cosa eliminare», aggiunge il sindaco di Lari Ivan Mencacci, alle prese con 300mila euro in meno nelle casse comunali. Lo sconforto regna sovrano perché se da una parte i Comuni non sono responsabili della situazione, dall'altra spetta a loro trovare soluzioni condivise. Per il sindaco di Calcinaia Lucia Ciampi e per l'assessore al sociale di Bientina Dario Carmassi «stiamo tornando indietro di anni, tentando di fronteggiare un circolo vizioso che non conosce via d'uscita diversa da una denuncia che deve comunque diventare una proposta alternativa». «Partecipata», aggiunge Patrizia Salvatori, direttore della Sds. Perché se le amministrazioni pubbliche hanno le mani legate, crescono gli indigenti «a cui noi - sottolineano Alessandra Marianelli, assessore di Capannoli, e Matteo Franconi, assessore di Pontedera - non siamo in grado di dare risposte concrete».

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