IL COMMERCIALISTA INDAGATO
«Mai chiesto soldi a nessuno»
S.C.
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SAN MINIATO. Continuano le indagini sul commercialista pisano che lavora a Ponte a Egola, indagato per avere falsificato i documenti presentati in questura per regolarizzare alcuni clandestini. È stato il professionista stesso ad autodenunciarsi, presentandosi ai carabinieri di Ponte a Egola, alcuni mesi fa. Ora l'indagato spiega, sperando che la collaborazione lo aiuti a uscire con minor danni possibili dalla vicenda, come è finito nei guai. «A settembre dello scorso anno, nel cortile retrostante il mio studio - spiega il commercialista - si affollavano persone in cerca di una speranza, incapaci di trovare una soluzione al loro stato di clandestinità; per quanto riferissi loro che non avevo alcuna possibilità di aiutarli, tanti altri ne arrivavano. Spesso accompagnanti da un loro paesano che nel frattempo aveva trovato una soluzione». Il commercialista racconta di avere conosciuto almeno dodici o tredici ragazzi egiziani in condizioni di clandestinità. «Alcuni li vedo da anni. Mi hanno chiesto se conoscevo qualcuno che poteva prestarsi per effettuare una domanda di emersione in loro favore. La risposta non poteva essere che negativa, non conoscevo persone e difficilmente avrei potuto favorire persone di sesso maschile; nei giorni seguenti tre di loro sono tornati accompagnati da un loro compatriota che è cliente dello studio per ragioni contabili e da un signore di Empoli del quale non posso fare il nome». Il commercialista ha accettato di predisporre le domande in sanatoria, pur intuendo che il lavoro era "fantasma". «Al momento della convocazione, mi sento dire dai sedicenti datori di lavoro che non potevano andare in Prefettura perché i loro redditi non erano adeguati al perfezionamento della pratica». Queste persone, secondo il commercialista, una volta convocate in questura a Firenze, quando è partita l'inchiesta, hanno dato una versione dei fatti, «quasi come se nulla sapessero, oppure hanno ammesso che i lavoratori erano impiegati in occupazioni nell'edilizia». Il commercialista si difende: «Ai lavoratori non ho chiesto alcunché e una volta presentato il pagamento forfettario di 500 euro ho predisposto le pratiche che ho consegnato ai datori di lavoro». C'è invece chi accusa il commercialista di avere preso soldi per presentare la documentazione falsa. «Sono venuto a sapere che utilizzando il mio nome sono stati chiesti e dati denari. Ma io non ho chiesto soldi».
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