Il Tirreno

Pontedera

Una delocalizzazione al contrario

L’interno delle officine Piaggio e, a destra, il presidente Roberto Colaninno
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L’interno delle officine Piaggio e, a destra, il presidente Roberto Colaninno

Piaggio, sarà trasferita in Italia la produzione spagnola di piccole moto

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 PONTEDERA. Dice che, delle sue decisioni, sul futuro della Piaggio, saranno contenti anche i sindacati. L'amministratore delegato e presidente del gruppo Piaggio Roberto Colaninno, durante l'illustrazione del piano triennale, ieri mattina, ha paventato un processo di riorganizzazione «che certamente dovrà essere affrontato», ma che, parole sue «farà piacere ai sindacati». All'orizzonte ci sarebbe una sorta di delocalizzazione al contrario con la produzione spagnola che verrebbe spostata negli stabilimenti italiani, l'esclusione del ricorso a esuberi, la priorità ai giovani e l'utilizzo dei prepensionamenti.  In vista del 2013. Lo scenario previsto da Piaggio per i prossimi 3 anni è di sostanziale crescita delle vendite in Asia e in India e di leggera flessione in Europa e in Usa. Nel dettaglio, entro il 2013 l'obiettivo è quello di passare dai 36.900 veicoli a due ruote a 106mila nel 2013 in Asia, concretizzando un +30,3%. In India, invece, Piaggio dovrebbe incrementare dell'8,1% le vendite relative ai veicoli commerciali, dove verrebbe toccata quota 75mila fra scooter e moto. Flessione del 4,5% per i commerciali in Europa e dello 0,2% per le due ruote in Usa.  Ritorno in Italia. Da qui la chiacchierata con i giornalisti incentrata su una possibile riorganizzazione produttiva. Colaninno ha fatto intendere che l'Italia non subirà particolari scossoni. La situazione dell'Europa è stata definita «difficile», ma sono stati esclusi licenziamenti nel nostro Paese. Semmai «un aumento conconcordato della produzione», con «prepensionamenti, modalità a favore dei giovani» e un «possibile ridimensionamento delle produzioni che Piaggio ha in Europa e che sarebbero riportate in Italia». Tradotto: parte di ciò che viene realizzato alla Derbi, nei dintorni di Barcellona, in Spagna, sarebbe trasferito in Italia. Ecco svelate le intenzioni che farebbero piacere ai sindacati, con cui Colaninno ha detto di avere «relazioni solide e avviate».  Meglio l'Africa. Il Continente Nero meglio della Cina, almeno fra 4 o 5 anni, considerati i costi di produzione in continuo aumento nella Repubblica Popolare e l'incentivazione dei motori elettrici a discapito di quelli termici. Roberto Colaninno ha spiegato anche che in Africa Piaggio arriverebbe tramite le sue produzioni indiane, Paese che ha già rapporti consolidati con molti stati africani. Sarà l'Ape il prodotto che meglio si adatterà a quel tipo di mercato e su cui Colaninno punta per trovare nuovi sbocchi, per ora solo commerciali. Se saranno anche produttivi si vedrà in seguito.  Motori diesel. Per i suoi stabilimenti in Vietnam e in India, invece, Piaggio ha previsto un incremento della produzione. Dal primo, «che si è già ripagato da solo» e che «verrà raddoppiato», usciranno 50mila Vespa (il doppio delle attuali 25mila annue) che saranno vendute in tutta l'Asia. Nel secondo, invece, la produzione passerà da 185mila a 210mila veicoli, con l'aggiunta anche della realizzazione di due motori diesel che dovrebbero essere venduti a «una grande fabbrica di auto non italiana», come ha precisato lo stesso presidente Colaninno.  La risposta di Piazza Affari. Le stime del piano triennale sull'indebitamento, hanno preoccupato gli analisti. Cifre troppo alte (300 milioni). In Borsa il titolo Piaggio ha perso il 6,26%. Andreas Quirici ALTRO SERVIZIO A PAG. 10

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