L'Arci contro le slot nei bar
Nilo Di Modica
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Un giovane mentre gioca ad una slot-machineRilanciata la battaglia per limitare la dipendenza dal gioco
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SANTA MARIA A MONTE. La fortuna è dietro l'angolo e fugge via un euro dopo l'altro. È così che migliaia di euro, mese dopo mese, se ne vanno in un gioco che non finisce mai. Una questione spinosa, quella del gioco d'azzardo e delle slot machines, che ormai è sempre più vicina alla vita di ognuno. Relegata una volta in luoghi specifici ed adibiti all'uso, oggi si può trovare nel bar sotto casa e rappresenta una sfida per chiunque la voglia affrontare come problema, schiacciato fra il libero mercato e la volontà di aiutare chi si rovina con le sue mani. È cosi che anche Santa Maria a Monte alcuni giorni fa ha iniziato la sua riflessione, a partire dalle parole pronunciate in piazza della Vittoria dal parroco Don Marco Pupeschi, durante la messa di apertura della festa. Un pensiero rivolto a tutti che, parallelamente, ha finito per scatenare reazioni anche nel mondo politico, che per iniziativa della lista di "Progetto per Santa Maria a Monte" adesso annuncia una raccolta di firme per limitarne la diffusione. E se la miccia è stata l'apertura di una nuova sala giochi a Ponticelli, c'è anche chi, come l'Arci Zona Cuoio, si è mobilitata già da diversi anni in un'opera di sensibilizzazione al fine di bandire le slot. Un'azione di convincimento che in questi mesi è stata rilanciata tra i circoli e che oggi vede oltre il 50% delle case del popolo del comprensorio rinunciare alle famigerate macchinette. Un giro di affari notevole, giocato al ritmo di partite che durano 4 secondi, i cui maggiori proventi vanno allo Stato. Su ogni euro giocato, infatti, ben 88 centesimi se ne vanno in vincite ed erario, con ulteriore spartizione di ciò che resta (circa 11 centesimi) fra proprietario delle macchine (due terzi) e circolo. Una fonte di reddito sicura, ma che molti circoli hanno voluto rigettare in nome di una filosofia che considera tale fenomeno «una cultura del guadagno facile e della mitizzazione del denaro, nonché una pratica che favorisce dipendenza ed è diseducativa per giovani», come recita uno dei più recenti documenti dell'Arci Zona Cuoio. Circoli come il Pacchi di Fucecchio, che ha abbandonato le macchinette ormai dal 2005. «Noi le abbiamo tolte, ma alla prossima riunione minaccerò di rimetterle, così le dovranno togliere davvero tutti - scherza il presidente del circolo Claudio Pescini -. Alcuni circoli fanno fatica a farne a meno ed il dibattito è aperto, ma è un fenomeno sicuramente non in linea con i valori dell'Arci, senza contare che spesso le slot portano all'interno del bar un giro di personaggi decisamente poco graditi. Paradossalmente fanno meno danni i casinò, che almeno non sono sotto casa. Una slot in ogni bar significa agevolare la dipendenza». Un'ossessione che, come conferma chiunque frequenti assiduamente un bar, è ben evidente a chi sa guardare. Come il presidente di un altro storico circolo che ha detto basta alle slot machines, Marcello Bruni, de "La Perla" di Montecalvoli. «Se uno butta un occhio alle macchinette noterà sempre le solite 3-4 persone o poco più - racconta Bruni - per alcuni è una vera malattia e ci sono persone che si rovinano, molto spesso ragazzi in cerca di lavoro e che in questi tempi di magra si fanno illudere dal miraggio della vincita. Di fronte a tutto questo abbiamo voluto mandare un messaggio, un gesto simbolico che forse ci è costato qualche soldo, ma ne vale la pena».
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