Numeri e ospiti da record per il Festival del Teatro «Ma si rischia il declino»
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Uno scorcio del Teatro Romano di Volterra Il direttore della rassegna Simone Migliorini suona la sveglia «Città sempre più vuota di contenuti, pronta a svendersi»
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VOLTERRA. Sono i numeri e gli ospiti internazionali la misura del successo del Festival del Teatro Romano. A conti fatti, Simone Migliorini, direttore della rassegna, traccia un bilancio dell'ottava edizione, tra un'altalena di formule vincenti, qualche rammarico e accattivanti prospettive. «E' stato un vero trionfo - entra subito nel merito Migliorini - che ha confermato i presupposti di ogni anno. Basta citare i due nomi stellari che abbracciano il mondo dell'arte performativa e gli stili contemporanei. Dal russo Vassiliev, regista di fama internazionale, in prima nazionale assoluta con un Edipo re straordinario, ad Alan Rickman, raffinato interprete shakespeariano e star hollywoodiana di fama mondiale. Ma anche il premio Ombra della Sera ricco di presenze di altissimo livello e impreziosito dalla telefonata affettuosa di Franca Valeri e dal video esaltante di Leo Gullotta». Un evento all'insegna della qualità e della cultura dove il pubblico non è mancato. «Sono moltissime - continua Migliorini - le mail di congratulazioni di ragazzi e ragazze che sono venuti da mezza Italia per assistere agli spettacoli. Arrivavano da Siracusa, da Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria e Lazio». Senza contare il migliaio di prenotazioni e pernottamenti che solo gli addetti ai lavori del Festival hanno fatto registrare nelle strutture alberghiere. «L'idea di riunire gli artisti, i tecnici e gli esperti funziona, non c'è dubbio». Ma nonostante le luci della ribalta, restano ancora delle ombre da superare. Ombre che Migliorini chiama personalismi, superficialità e poca disponibilità. «La kermesse è diventata importante ed è giunto il momento di guardarsi in faccia. Sono finiti i tempi delle piccole manifestazioni fatte in casa. Ora bisogna puntare su progetti seri e globali che coinvolgano a tutto tondo Volterra. Altrimenti si rischia il provincialismo, il declino». Dal Festival alla città, insomma. «Non é possibile continuare a vedere Volterra menzionata sulle guide con al massimo una stella come nel caso del Touring Club oppure con un "vale una deviazione" come indicato nella blasonata guida Michelin. Vuol dire che qualcosa non va, che non é tutto oro quello che riluce. Volterra è un luogo che sembra non aver più niente da dire se non mettere a disposizione i propri scenari. Vuota di contenuti, pronta a svendersi». E l'amarezza a volte gioca brutti scherzi, tanto che Migliorini stava per annunciare le dimissioni. «Ho pensato seriamente di accettare altre proposte ma è difficile abbandonare tutto quello per cui si è lottato. Per fortuna un progetto discusso con Alan Rickman mi ha portato nuovo entusiasmo. E torno a sperare - conclude - in giorni migliori per la città».
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