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Successo a San Miniato per il testo, sempre attuale, scritto da Diego Fabbri
"Il Processo" coglie nel segno
Candida Virgone
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SAN MINIATO. Erano gli Anni Cinquanta quando Diego Fabbri scriveva il suo «Processo a Gesù», un testo che non perderà mai la sua attualità, in qualsiasi contesto storico lo si inserisca, una vicenda che si ripete da millenni, come un cane che si morde la coda, con società che antepongono la forma e la corsa al materialismo a parole di solidarietà, amore, comprensione, pace, perdono. Il «Processo» di Fabbri è andato in scena in prima nazionale, nell'ambito della 64ª Festa del Teatro dell'Istituto del dramma popolare, a San Miniato, nella consueta cornice della piazza del Duomo. Mai come in questo momento la forza di questo dramma si adatta alla crisi, soprattutto morale, di comportamenti e ideali, che si sta vivendo. Coglie a pieno il discorso di Fabbri il regista Maurizio Panici, che inserisce l'azione, teatro nel teatro, con pirandelliani personaggi che si palleggiano ruoli, in una sorta di agorà in cui inizia il processo mai finito ad uno dei primi eversori della storia dell'umanità, il cui discorso, pure non inascoltato, non trova concreta attuazione, restando appannaggio di pochi, riuscendo a raggiungere forse e come sempre solo gli umili, come la donnetta delle pulizie che chiude la scena. È interessante ricordare che Fabbri mise mano all'opera sull'eco di una rivisitazione giuridica del processo fatta da alcuni giuristi inglesi negli anni Trenta e alla sua prima messa in scena, grazie al Piccolo nel '55 a Milano (con indimenticabili Tino Carraro, Francesca Mulè, Franco Graziosi, Valentina Fortunato e Anna Miserocchi), prima di spaziare da Kassel a Colonia, dall'Aja a Vienna e a Madrid, da Londra a Buenos Aiures, fu denunziato al Sant'Uffizio dall'Alleanza cattolica tradizionalista per offesa alla religione. Panici dirige un ottimo cast di attori, fra cui Massimo Foschi e Angiola Baggi, che hanno saputo far rivivere al pubblico del Dramma popolare, ad una società ancora sotto accusa allora come oggi, l'emozione del più grande processo della storia. Un'iniziativa culturale di prestigio che porta la firma di Regione, Provincia, Comune locale e Fondazione Cassa di San Miniato, in una cornice finale che ha valorizzato appieno la inconfutabile bellezza dei luoghi.
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