Attacco ai senegalesi, Csc si dissocia
◗
Liniziativa dei senegalesi al palazzetto dello sport di Santa Croce sullArno Il presidente Calò: «Mai avuto niente da ridire sull'uso del PalaParenti»
2 MINUTI DI LETTURA
SANTA CROCE. Non ci sta a finire nel tritacarne delle polemiche la Csc Pallavolo. Una brutta storia, che ha per protagonista la comunità senegalese, che al PalaParenti si è ritrovata per un giorno di preghiera e commemorazione. La colpa per il vicepresidente dei Lupi Leonardo Ciardi è nell'uso del PalaParenti, al punto di aver accusato la comunità di aver «profanato e violentato» il palazzetto. «Non abbiamo mai avuto niente da ridire», dice il presidente della Csc Giuseppe Calò, in merito all'uso dell'impianto per eventi non sportivi. Un'occasione anche per fare chiarezza su ruoli e conti in sospeso. «Nel rapporto con la amministrazione comunale la società titolata è la Pallavolo Csc e non la Biancoforno, che è solo lo sponsor della squadra che quest'anno disputerà il campionato di serie A2 - sottolinea Calò - E la nostra è la società che fino allo scorso 10 maggio aveva in gestione il PalaParenti, dal 22 agosto 2007. E ciò a seguito di una gara pubblica che la amministrazione a suo tempo fece per la gestione». La convenzione è stata disdetta. «È troppo oneroso portare avanti il palazzetto», dice il presidente della Csc. Che aggiunge: «Alla data della disdetta alla amministrazione comunale questa società deve 32mila euro mentre la società Lupi deve alla Csc oltre 29mila euro, non avendo per l'intera stagione scorsa e parte di quest'anno pagato le fatture per l'utilizzo dell'impianto». Oneri, doveri e controlli poco osservati. «Abbiamo più volte minacciato di chiudere l'impianto lo scorso anno, addirittura non volevamo aprirlo per il raduno della squadra dei Lupi ma è sempre intervenuta l'amministrazione comunale a garanzia dicendoci di soprassedere che avremmo trovato una intesa - sostiene Calò - Ebbene l'intesa a fine di questa stagione è arrivata ed è stata che la Pallavolo Csc ha rimesso il mandato di gestore. E il debito che i Lupi hanno con la società lo abbiamo girato all'amministrazione comunale». Il presidente si sente girato per la giacca. «Perché l'amministrazione ci tira in ballo in maniera impropria?», si chiede Calò. E conclude: «Una brutta caduta di stile con affermazioni non vere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
