I ladri di scarpe erano suoi operai
Sabrina Chiellini
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Il proprietario con lo scaffale che contiene le scarpe recuperatePer scoprirli imprenditore chiama un investigatore privato e i carabinieri
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PONTICELLI. Dopo un tormento durato dodici anni esce dall'usura, fa arrestare i presunti strozzini e si ricostruisce una vita. Apre un nuovo calzaturificio ma subito dopo viene preso di mira dai ladri. Andrea Tabani, 52 anni, di Prato, non si dà per vinto. Vuole sapere chi di notte entra nella sua azienda. "Visite" mirate, per portare via tutto quello che serve a fabbricare le scarpe, dalle suola alle tomaie al pellame da lavorare. Per capire chi c'è dietro ai furti Tabani si rivolge a un investigatore privato, Maurizio Gagliardi, di Pontedera. L'imprenditore, a dire il vero, qualche sospetto ce l'ha subito. Tutti i dubbi sono per due dipendenti del piccolo calzaturificio, un tempo si chiamava "Asia" e da quando è stato preso in affitto da Tabani ha il nome di "Intreccio il giglio", come si chiamava l'azienda che Tabani aveva a Fucecchio e che è stata inghiottita dalle difficoltà economiche per fronteggiare le pressanti richieste di denaro e di interessi spropositati degli usurai. L'investigatore ottiene carta bianca e si mette al lavoro. Ben presto, dopo essere rimasto alcune notti davanti all'azienda nella zona industriale di Ponticelli, Gagliardi si rende conto che i presunti ladri sono di casa nel piccolo laboratorio. Sono infatti un uomo e una donna che lavorano nel calzaturficio. Per loro è un gioco da ragazzi fare sparire il materiale. Ma servono altre prove. L'investigatore usa una telecamera e altri sistemi che gli permettono di monitorare le intrusioni notturne. Viene così ricostruito il giro, dove viene portata la merce. Due persone sono immortalate sul fatto - lui è vicino all'età della pensione, lei cinquantenne - altre si sospetta che siano in qualche modo legate ai due. Quando ha le idee più chiare l'imprenditore, consigliato dall'avvocato Massimo Spigone di Pontedera oltre che dall'investigatore, si rivolge ai carabinieri di Santa Maria a Monte, denuncia i furti e mette al corrente i militari di ciò che è emerso dopo i primi controlli. I carabinieri informano la Procura di Pisa. Partono le denunce per furto aggravato e continuato, oltre alle perquisizioni domiciliari - effettuate nei giorni scorsi all'alba - e in una baracca a Castelfranco che i presunti ladri usavano come magazzino e per lavorare la pelle. Altro materiale viene trovato in una stanza vicina all'azienda situata in via Francesca) e in un calzaturificio a Ponticelli. In quest'ultima azienda sono "spuntate" circa 1.500 paia di scarpe, pronte per essere messe sul mercato. In tutto sarebbero stati rubati novemila pezzi da assemblare, per un valore di circa quarantamila euro. «Grazie alle perquisizioni - dice l'imprenditore che può tirare di nuovo un sospiro di sollievo - sono stati recuperati molti componenti per fabbricare scarpe che erano stati portati via dal mio laboratorio. A quanto ho capito potrebbero esserci altre persone coinvolte, di più non posso dire in quanto ci sono le indagini». Tra la merce recuperata è spuntata fuori anche una scatola che l'investigatore aveva firmato. I due, a quanto pare, agivano con una certa sicurezza, convinti che non li avrebbero scoperti tanto facilmente. Ma non è andata così.
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