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Le vacanze? Le dono agli altri

Ilaria Bonuccelli
Il dottor Alberto Calderani (a sinistra) nello studio dentistico di Betlemme
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Il dottor Alberto Calderani (a sinistra) nello studio dentistico di Betlemme

Alberto Calderani arriva da Pontedera pochi giorni prima di Natale. In valigia frese, tamponi, materiale per il laboratorio dentistico che assiste circa 1500 pazienti in difficoltà economiche e sociali. In buona parte li ha acquistati con le donazioni di altri colleghi e dell'ordine dei medici e degli odontoiatri di Pisa

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BETLEMME. Alberto Calderani arriva da Pontedera pochi giorni prima di Natale. In valigia frese, tamponi, materiale per il laboratorio dentistico che assiste circa 1500 pazienti in difficoltà economiche e sociali. In buona parte li ha acquistati con le donazioni di altri colleghi e dell'ordine dei medici e degli odontoiatri di Pisa. Per i suoi 15 giorni di volontariato dentistico a La Crèche, orfanotrofio e centro di riferimento per palestinesi di scarse possibilità, Calderani, insieme all'assistente di studio Alessandra Cavallini, ha scelto il periodo di Natale.

Due settimane nei due ambulatori attrezzati a pochi metri da dove le Figlie della carità di San Vincenzo De' Paoli si prendono cura di 150 bambini che vivono l'abbandono e la miseria. Ogni giorno, insieme al collega giordano Handal Handal, Calderani cura decine di pazienti, secondo le tecniche più avanzate importate dall'Italia. Si occupa di cure canalari, di apparecchi per i denti, di capsule e anche di interventi chirurgici e di implantologia più delicati.

La gente del posto ha imparato a fidarsi di questi dentisti italiani che, da qualche anno, regalano le proprie ferie a chi non ha né soldi né possibilità per curarsi, soprattutto da quando Betlemme è stata quasi isolata con la costruzione del muro (invalicabile) al confine con i territori israeliani. Gli adulti hanno capito e i bambini hanno avvertito che non ci sono tornaconti dietro questa assistenza. Del resto, se così non fosse suor Sophie Bouéri, responsabile de La Crèche, non avrebbe mai accettato la collaborazione. Tanto meno suor Maria Mastino, missionaria sarda formatasi alla scuola dei villaggi sperduti in Africa, custode attenta dell'orfanotrofio.

È proprio suor Maria ad accogliere la delegazione arrivata da Pontedera per la seconda volta in un anno: a luglio e poi a dicembre, anche se per Calderani l'avvicinamento a La Crèche è iniziato nel febbraio 2007. Il contatto è stato quasi casuale: durante un pellegrinaggio in Terra Santa, il dentista viene invitato a visitare l'orfanotrofio. Lo accompagna monsignor Bertelli, vescovo di Volterra. L'impatto è forte, per una persona già impegnata nel volontariato. Inizia, così, una riflessione per arrivare a capire come mettersi a disposizione di una realtà cristiana che serve anche la società musulmana. Un ponte contro il muro: «Quando sono arrivato qui la prima volta - conferma Calderani - ero in pellegrinaggio. Non sapevo dell'esistenza de La Crèche, non conoscevo nessuno. Prima di ripartire sono stato invitato a visitare la struttura e sono rimasto colpito, anche dall'esistenza del laboratorio odontoiatrico funzionante grazie all'impegno di altri colleghi italiani».

Lo studio dentistico, infatti, nel 2007 già esiste, creato dall'impegno di Unitalsi, l'Unione italiana per il trasporto dei malati a Lourdes e Loreto, con i contributi di un'associazione di volontariato lombarda, la Vos. Nel 2006 i pazienti sono 300, oggi sono 1500, come conferma Mauro Giacomi, odontoiatra di Fiuggi, coordinatore dei dentisti volontari che aderiscono al progetto: «Nel 2009, grazie alla collaborazione di colleghi come Alberto Calderani - dice - siamo riusciti a garantire un'assistenza annuale. Infatti, abbiamo 12 dentisti, in rappresentanza di varie parti di Italia, che si mettono a disposizione per 15 giorni al mese per andare a curare e a formare odontoiatri sul posto.

L'esempio di questa collaborazione è proprio il dottor Handal: è venuto in Italia per tre mesi per un aggiornamento professionale e poi è tornato a Betlemme a curare i pazienti». Ed è proprio Handal a mandare avanti l'ambulatorio anche quando i medici italiani non ci sono: «Il nostro compito - sottolinea Calderani - è di curare le persone in difficoltà, senza creare concorrenza ai dentisti locali che sono oltre cento».

Questo aiuto è destinato a intensificarsi. Tra febbraio e marzo è in programma una riunione dei 12 dentisti che aderiscono al progetto per verificare se ci sono altri medici disposti a offrire ferie e denaro all'ambulatorio di Betlemme. Gli odontoiatri (con assistente) che operano a La Crèche viaggiano a proprie spese, per non gravare sul bilancio (di donazioni) del centro palestinese. L'obiettivo - confermano Giacomi e Calderani - è avere almeno il doppio dei dentisti, in modo da poter garantire un'assistenza italiana quotidiana. Non solo: con più medici che viaggiano aumenterebbe la possibilità di portare strumenti e materiali (e fondi) per gli studi dentistici, visto che passare la frontiera con frese e affini è sempre più complicato. «Nonostante queste difficoltà - commenta Calderani - non credo che ci saranno problemi a trovare altri volontari.

Io stesso ho ricevuto aiuti e donazioni da colleghi e da pazienti quando ho annunciato che sarei andato a Betlemme. Anche il Lions club al quale appartengo si è già attivato per organizzare un'iniziativa a sostegno di questo progetto. Che è una fortuna per chi vi partecipa: quando noi veniamo qui riceviamo più di quello che diamo».

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