POMARANCE
Degrado al posto del restauro terme di Spartacciano in pericolo
Risale al 1266 la stazione termale di Spartacciano, meglio conosciuto come Bagno di San Michele alle formiche. Un gioiello che si trova lungo la vallata che da Pomarance porta a Montecerboli, oggi di proprietà del Comune. Uno scrigno di tesori passati di cui oggi restano solo cartoline d'epoca e un grande degrado che regna ovunque
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POMARANCE. Risale al 1266 la stazione termale di Spartacciano, meglio conosciuto come Bagno di San Michele alle formiche. Un gioiello che si perde lungo la vallata che da Pomarance porta a Montecerboli, oggi di proprietà del Comune. Uno scrigno di tesori passati di cui oggi restano solo cartoline d'epoca e un grande degrado che regna ovunque.
Negli anni successivi, il Comune fece fare delle ricerche dal geologo Carriero, che, a sua volta, si avvaleva della collaborazione del professor Miam dell'università. «Idee ce ne sarebbero tante - dice il nuovo sindaco Loris Martignoni - ma dobbiamo fare i conti con le finanze. Per un intervento radicale nella struttura, strada compresa ci vorrebbero veramente tanti soldi. Per il momento non esiste niente di definito per il recupero del Bagno. Vedremo in seguito».
Quello che resta si trova lungo il fosso "Radicagnoli", ai piedi del promontorio dove si possono vedere ancora i resti di un monastero del secolo XIV. Le prime notizie documentate su questa stazione termale (qualcuno la vuole già esistente in epoca romana), risalgono al 1266, per poi arrivare al 1512, quando fu realizzata una nuova struttura, in sostituzione di quella preesistente e sottoposta, nel corso del tempo, a vari restauri, ampliamenti e ristrutturazioni. Ne parlò Falloppio. Questo antico bagno fu descritto da Mengo Faentino, da Falloppio (quello delle tube) e dal Targioni Tozzetti (come bagno delle doglie). Immergersi nelle sue acque giovava ai dolori artritici, paralisi, piaghe alle gambe e a quelli colpiti dalla "rogna". Nell'800 ne è proprietario il conte Florestano De Larderel che provvede ad un ultimo restauro. Via i dolori. Purtroppo intorno al 1948, dopo anni gloriosi con punta di bagnanti che avevano raggiunto, da maggio fino ad agosto, anche le 300 presenze, arriva l'abbandono e l'edificio viene utilizzato come residenza per famiglie del luogo.
Vi hanno abitato anche 4 famiglie. Negli anni Cinquanta vi risiedevano le famiglie Caciagli, Ribechini, Mori e Rasponi. L'accoppiamento "alle formiche", deriva dalla leggenda che si porta dietro il monastero sovrastante, dove si festeggiava San Michele il 29 settembre ed in quella occasione sciami di formiche alate avvolgevano per alcuni giorni la chiesa e le campane per poi morire tutte intorno. La struttura. La struttura del bagno di San Michele, che ha visto come ultimo gestore Francesco Fiaschi (Cecco del bagno), comprendeva una cappella, intitolata a San Michele, otto camere, saletta da pranzo e cucina, oltre alla struttura, sulla parte sinistra del fosso, dove erano ubicati i bagni. Anche questi erano separati; c'era quello comune a forma quadrata e gradini, quelli separati dotate di altre vasche, più in disparte quello per le malattie infette come la rogna.
Altri ricordano un'altra curiosa usanza che era quelle dei giovani di leva che, il giorno prima della visita militare, andavano a lavarsi a San Michele, e tutto finiva in una cena da Cecco, che per arrotondare lo stipendio faceva anche il calzolaio. Tante idee, eppure degrado. I ruderi della struttura del Bagno, unitamente a 11 ettari di bosco sono oggi di proprietà del Comune dal 1986 per essere inseriti in un ambizioso piano a grande carattere turistico che, con il nome di "piana dei turisti" si estendeva dal Bulera fino ai bagni e in una vasta zona sulla parte a nord-ovest, dove sarebbero sorti campi da golf, alberghi di lusso, campi di calcio, piscine, comprese le terme con acqua convogliata dalle sorgenti di San Michele.
Negli anni successivi, il Comune fece fare delle ricerche dal geologo Carriero, che, a sua volta, si avvaleva della collaborazione del professor Miam dell'università. «Idee ce ne sarebbero tante - dice il nuovo sindaco Loris Martignoni - ma dobbiamo fare i conti con le finanze. Per un intervento radicale nella struttura, strada compresa ci vorrebbero veramente tanti soldi. Per il momento non esiste niente di definito per il recupero del Bagno. Vedremo in seguito».
Quello che resta si trova lungo il fosso "Radicagnoli", ai piedi del promontorio dove si possono vedere ancora i resti di un monastero del secolo XIV. Le prime notizie documentate su questa stazione termale (qualcuno la vuole già esistente in epoca romana), risalgono al 1266, per poi arrivare al 1512, quando fu realizzata una nuova struttura, in sostituzione di quella preesistente e sottoposta, nel corso del tempo, a vari restauri, ampliamenti e ristrutturazioni. Ne parlò Falloppio. Questo antico bagno fu descritto da Mengo Faentino, da Falloppio (quello delle tube) e dal Targioni Tozzetti (come bagno delle doglie). Immergersi nelle sue acque giovava ai dolori artritici, paralisi, piaghe alle gambe e a quelli colpiti dalla "rogna". Nell'800 ne è proprietario il conte Florestano De Larderel che provvede ad un ultimo restauro. Via i dolori. Purtroppo intorno al 1948, dopo anni gloriosi con punta di bagnanti che avevano raggiunto, da maggio fino ad agosto, anche le 300 presenze, arriva l'abbandono e l'edificio viene utilizzato come residenza per famiglie del luogo.
Vi hanno abitato anche 4 famiglie. Negli anni Cinquanta vi risiedevano le famiglie Caciagli, Ribechini, Mori e Rasponi. L'accoppiamento "alle formiche", deriva dalla leggenda che si porta dietro il monastero sovrastante, dove si festeggiava San Michele il 29 settembre ed in quella occasione sciami di formiche alate avvolgevano per alcuni giorni la chiesa e le campane per poi morire tutte intorno. La struttura. La struttura del bagno di San Michele, che ha visto come ultimo gestore Francesco Fiaschi (Cecco del bagno), comprendeva una cappella, intitolata a San Michele, otto camere, saletta da pranzo e cucina, oltre alla struttura, sulla parte sinistra del fosso, dove erano ubicati i bagni. Anche questi erano separati; c'era quello comune a forma quadrata e gradini, quelli separati dotate di altre vasche, più in disparte quello per le malattie infette come la rogna.
Altri ricordano un'altra curiosa usanza che era quelle dei giovani di leva che, il giorno prima della visita militare, andavano a lavarsi a San Michele, e tutto finiva in una cena da Cecco, che per arrotondare lo stipendio faceva anche il calzolaio. Tante idee, eppure degrado. I ruderi della struttura del Bagno, unitamente a 11 ettari di bosco sono oggi di proprietà del Comune dal 1986 per essere inseriti in un ambizioso piano a grande carattere turistico che, con il nome di "piana dei turisti" si estendeva dal Bulera fino ai bagni e in una vasta zona sulla parte a nord-ovest, dove sarebbero sorti campi da golf, alberghi di lusso, campi di calcio, piscine, comprese le terme con acqua convogliata dalle sorgenti di San Michele.
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