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PECCIOLI
Giustiziato a colpi di pistolaancora giallo sull'ora del delitto
Sabrina Chiellini
L’hanno ucciso come fanno i mafiosi. Quattro colpi di pistola per regolare i conti con Giuseppe Napoli (nel riquadro) 49 anni, muratore, siciliano. L’ultimo, quello per finirlo, è stato sparato a bruciapelo quasi all’altezza della nuca. Un gesto che fa pensare alle esecuzioni della malavita organizzata. Il cadavere è poi stato abbandonato in collina, vicino a una strada, e qui ieri mattina presto lo ha scoperto un automobilista. L’autore del delitto ha avuto alcune ore di tempo per prepararsi la fuga. Napoli è stato colpito da due proiettili alla testa e due al torace e aveva il volto sfigurato
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PECCIOLI. L’hanno ucciso come fanno i mafiosi. Quattro colpi di pistola sono serviti a regolare i conti con Giuseppe Napoli, 49 anni, muratore, originario della provincia di Enna, in Sicilia. L’ultimo, quello per finirlo, è stato sparato a bruciapelo quasi all’altezza della nuca. Un gesto che fa pensare alle esecuzioni della malavita organizzata. Il cadavere è poi stato abbandonato in collina. L’autore del delitto ha avuto alcune ore di tempo per prepararsi la fuga. Il corpo privo di vita del muratore, conosciuto in alcuni piccoli centri dell’Alta Valdera dove aveva amicizie e rapporti di lavoro sia con altri siciliani che con albanesi, è stato ritrovato alcune ore dopo. È stato un automobilista di passaggio, un uomo di circa 55 anni, residente a Montaione, a fare la tragica scoperta, ieri poco prima delle sette e trenta.
L’uomo stava andando al lavoro, in un calzaturificio a Peccioli. Mentre percorreva la strada provinciale delle Colline per Legoli alla guida di una jeep si è reso conto che al margine di una piazzola lungo la provinciale, quasi a ridosso del bosco, c’era un uomo per terra. Sono state proprio le scarpe da lavoro della vittima, grandi e con la suola chiara, a richiamare l’attenzione dell’automobilista che ha fatto inversione di marcia ed è tornato davanti alla piazzola per rendersi conto meglio di quello che aveva visto poco prima, come ha raccontato poco dopo ai primi soccorritori arrivati da Peccioli e ai carabinieri. Non si sbagliava. C’era un uomo morto. Gli avevano sparato con una pistola, quattro colpi, due alla testa, due al torace. Poi lo avevano abbandonato. Indossava jeans e un maglione, era caduto riverso a terra. Aveva il volto sfigurato, in un lago di sangue.
Forse la vittima ha lottato per difendersi, potrebbe anche avere cercato di allontanarsi dalla piazzola. Ma dopo una colluttazione Napoli è stato raggiunto e freddato. È anche probabile che la vittima conoscesse chi gli ha sparato. L’auto di Napoli è stata infatti ritrovata, regolarmente parcheggiata davanti a un bar a Capannoli, ad alcuni chilometri di distanza dal luogo dell’agguato. Probabilmente aveva un appuntamento ma poi la situazione - il movente del delitto è ancora un giallo - ha preso una piega che il muratore non aveva previsto. Un regolamento di conti? I carabinieri, che hanno mantenuto la massima riservatezza sulla vicenda, prendono in considerazione varie ipotesi.
La vita della vittima, che aveva piccoli precedenti di polizia giudiziaria, è stata passata al setaccio. Amicizie, frequentazioni, legami affettivi. Nel piccolo appartamento che l’uomo aveva preso in affitto, ormai da alcuni anni, a Partino di Palaia è stata vista spesso una donna, una polacca di 40 anni, Dorota Lyszcz, operaia, rintracciata nel pomeriggio e interrogata a lungo. Ma la relazione tra i due era finita, secondo alcuni bruscamente, già da un po’ di tempo. I vicini raccontano che da settimane non vedevano la convivente della vittima. Così come sembra che l’uomo avesse problemi economici. Non pagava l’affitto di casa, tanto che aveva ricevuto lo sfratto. In paese aveva buoni rapporti con tutti ed era conosciuto come una persona riservata. I vicini lo vedevano uscire di casa presto la mattina per andare a lavoro.
Ieri non è stato così. L’uomo potrebbe essere stato ucciso all’alba. La morte risale ad alcune ore prima del ritrovamento del cadavere. Sui primi accertamenti - sul posto sono intervenuti il medico legale dottor Luigi Papi, i carabinieri del comando provinciale di Pisa, dalla compagnia di San Miniato, il pm della procura che segue il caso - non sono stati forniti ulteriori particolari.
Nelle ore successive all’uccisione e al ritrovamento del cadavere sono state sentite numerose persone che conoscevano la vittima, così come due ragazze che lavorano del bar di Capannoli nelle cui vicinanze è stata trovata l’auto di Napoli.
L’uomo stava andando al lavoro, in un calzaturificio a Peccioli. Mentre percorreva la strada provinciale delle Colline per Legoli alla guida di una jeep si è reso conto che al margine di una piazzola lungo la provinciale, quasi a ridosso del bosco, c’era un uomo per terra. Sono state proprio le scarpe da lavoro della vittima, grandi e con la suola chiara, a richiamare l’attenzione dell’automobilista che ha fatto inversione di marcia ed è tornato davanti alla piazzola per rendersi conto meglio di quello che aveva visto poco prima, come ha raccontato poco dopo ai primi soccorritori arrivati da Peccioli e ai carabinieri. Non si sbagliava. C’era un uomo morto. Gli avevano sparato con una pistola, quattro colpi, due alla testa, due al torace. Poi lo avevano abbandonato. Indossava jeans e un maglione, era caduto riverso a terra. Aveva il volto sfigurato, in un lago di sangue.
Forse la vittima ha lottato per difendersi, potrebbe anche avere cercato di allontanarsi dalla piazzola. Ma dopo una colluttazione Napoli è stato raggiunto e freddato. È anche probabile che la vittima conoscesse chi gli ha sparato. L’auto di Napoli è stata infatti ritrovata, regolarmente parcheggiata davanti a un bar a Capannoli, ad alcuni chilometri di distanza dal luogo dell’agguato. Probabilmente aveva un appuntamento ma poi la situazione - il movente del delitto è ancora un giallo - ha preso una piega che il muratore non aveva previsto. Un regolamento di conti? I carabinieri, che hanno mantenuto la massima riservatezza sulla vicenda, prendono in considerazione varie ipotesi.
La vita della vittima, che aveva piccoli precedenti di polizia giudiziaria, è stata passata al setaccio. Amicizie, frequentazioni, legami affettivi. Nel piccolo appartamento che l’uomo aveva preso in affitto, ormai da alcuni anni, a Partino di Palaia è stata vista spesso una donna, una polacca di 40 anni, Dorota Lyszcz, operaia, rintracciata nel pomeriggio e interrogata a lungo. Ma la relazione tra i due era finita, secondo alcuni bruscamente, già da un po’ di tempo. I vicini raccontano che da settimane non vedevano la convivente della vittima. Così come sembra che l’uomo avesse problemi economici. Non pagava l’affitto di casa, tanto che aveva ricevuto lo sfratto. In paese aveva buoni rapporti con tutti ed era conosciuto come una persona riservata. I vicini lo vedevano uscire di casa presto la mattina per andare a lavoro.
Ieri non è stato così. L’uomo potrebbe essere stato ucciso all’alba. La morte risale ad alcune ore prima del ritrovamento del cadavere. Sui primi accertamenti - sul posto sono intervenuti il medico legale dottor Luigi Papi, i carabinieri del comando provinciale di Pisa, dalla compagnia di San Miniato, il pm della procura che segue il caso - non sono stati forniti ulteriori particolari.
Nelle ore successive all’uccisione e al ritrovamento del cadavere sono state sentite numerose persone che conoscevano la vittima, così come due ragazze che lavorano del bar di Capannoli nelle cui vicinanze è stata trovata l’auto di Napoli.
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