PONTEDERA
Revet cambia rottainvestiti 11 milioniper fare produzione
Manolo Morandini
Caramassi: «Da "passamateriali" diventeremo un'impresa manifatturiera per il mercato toscano»
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PONTEDERA. «Da "passamateriali" a vera e propria impresa manifatturiera che lavora per il mercato toscano». È la nuova traiettoria di Revet immaginata da Valerio Caramassi (nella foto), neo presidente dell'azienda pontederese che seleziona e prepara per il riciclaggio la raccolta differenziata di bottiglie, lattine, plastica e tetrapack di 235 comuni toscani. Un'autentica rivoluzione che si tradurrà in numeri e obiettivi nel piano industriale 2010-2014 che venerdì sarà sottoposto all'approvazione dei soci: Quadrifoglio, Sienambiente, Publiambiente, Geofor e l'empolese Revet Vetri. Il tutto a partire da una mole d'investimenti di 10,6 milioni di euro a fronte di un fatturato che nel 2008 si è attestato a quota 20 milioni.
Una svolta decisa per far uscire Revet dalle secche della crisi, svincolarla dall'abbraccio soffocante dei consorzi di recupero che ritirano i materiali e scommettere sulla possibilità di dare un valore a ciò che in passato si è rivelato una fonte di perdite. L'impianto realizzato per produrre profilati in plastica riciclata si è rivelato un flop. Assi e pali fabbricati a partire da sacchi e film plastici non hanno trovato sbocco sul mercato. Così dopo aver ingessato i piazzali con stive di prodotti invenduti la produzione da oltre un anno è stata bloccata.
«Non è una scommessa ma una scelta imprenditoriale - sottolinea Caramassi - L'impianto di riciclo può tornare a essere una fonte di valore». Che aggiunge: «Produrremo materia prima valorizzata, semiprodotti e manufatti sollecitando una domanda di mercato ancora inespressa, sia pubblica che privata, attraverso investimenti in ricerca e sviluppo dei materiali in partnership con l'università di Pisa». Solo per riavviare l'impianto di riciclo serviranno 4 milioni di euro con l'obiettivo di rimetterlo in marcia nell'autunno del 2010, gli altri 6,6 milioni invece saranno destinati al potenziamento dei macchinari di selezione e vaglio dei materiali in arrivo dalla raccolta differenziata.
La ricetta sulla carta è semplice, non quanto la sfida che attende Revet nei prossimi anni. «Ogni impresa manifatturiera misura la propria competitività su tre fattori: qualità e costo delle materie prime, produttività e valore aggiunto - dice il presidente Caramassi - Bisogna creare un mercato toscano dei manufatti in plastica riciclata. E ciò a cominciare dalle istituzioni. Esiste una normativa che le obbliga, nella misura del 30 per cento, a fare acquisti verdi, ossia derivati da riciclo, come per esempio le attrezzature per parchi giochi e giardini pubblici».
Per dare forza alla strategia, dopo un primo cambio della compagine sociale, che ha visto l'uscita di scena dello storico partner privato Leonardo Marchetti, a cui faceva capo una quota del 24% del capitale sociale di Revet Spa, a gennaio dovrebbero entrare in scena altri soci. «Ci sono manifestazioni d'interesse - conclude Caramassi - Aziende pubbliche del settore come Asiu o Rea e privati con cui stringere sinergie industriali».
Una svolta decisa per far uscire Revet dalle secche della crisi, svincolarla dall'abbraccio soffocante dei consorzi di recupero che ritirano i materiali e scommettere sulla possibilità di dare un valore a ciò che in passato si è rivelato una fonte di perdite. L'impianto realizzato per produrre profilati in plastica riciclata si è rivelato un flop. Assi e pali fabbricati a partire da sacchi e film plastici non hanno trovato sbocco sul mercato. Così dopo aver ingessato i piazzali con stive di prodotti invenduti la produzione da oltre un anno è stata bloccata.
«Non è una scommessa ma una scelta imprenditoriale - sottolinea Caramassi - L'impianto di riciclo può tornare a essere una fonte di valore». Che aggiunge: «Produrremo materia prima valorizzata, semiprodotti e manufatti sollecitando una domanda di mercato ancora inespressa, sia pubblica che privata, attraverso investimenti in ricerca e sviluppo dei materiali in partnership con l'università di Pisa». Solo per riavviare l'impianto di riciclo serviranno 4 milioni di euro con l'obiettivo di rimetterlo in marcia nell'autunno del 2010, gli altri 6,6 milioni invece saranno destinati al potenziamento dei macchinari di selezione e vaglio dei materiali in arrivo dalla raccolta differenziata.
La ricetta sulla carta è semplice, non quanto la sfida che attende Revet nei prossimi anni. «Ogni impresa manifatturiera misura la propria competitività su tre fattori: qualità e costo delle materie prime, produttività e valore aggiunto - dice il presidente Caramassi - Bisogna creare un mercato toscano dei manufatti in plastica riciclata. E ciò a cominciare dalle istituzioni. Esiste una normativa che le obbliga, nella misura del 30 per cento, a fare acquisti verdi, ossia derivati da riciclo, come per esempio le attrezzature per parchi giochi e giardini pubblici».
Per dare forza alla strategia, dopo un primo cambio della compagine sociale, che ha visto l'uscita di scena dello storico partner privato Leonardo Marchetti, a cui faceva capo una quota del 24% del capitale sociale di Revet Spa, a gennaio dovrebbero entrare in scena altri soci. «Ci sono manifestazioni d'interesse - conclude Caramassi - Aziende pubbliche del settore come Asiu o Rea e privati con cui stringere sinergie industriali».
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