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Calcinaia
Non pagava il pizzo, accoltellato
Sabrina Chiellini
L'ombra del racket o della mafia e il terrore che entra in casa. L'aggressione a un piccolo artigiano si conclude nel sangue: lui non vuole pagare il pizzo e ci rimette un braccio.
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CALCINAIA. L'ombra del racket o della mafia e il terrore che entra in casa. L'aggressione a un piccolo artigiano si conclude nel sangue: lui non vuole pagare il pizzo e ci rimette un braccio. Quattro uomini, uno dei quali armato di pistola, fanno irruzione - poco prima di mezzanotte - in una palazzina alla periferia di Calcinaia, situata lungo la provinciale Francesca, abitata da alcune famiglie cinesi. La classica casa con laboratorio (al piano terreno) per la produzione di scarpe.
Del commando fanno parte cinesi: tre con il volto coperto da un passamontagna. Molti i punti oscuri di una notte che riconduce a scenari diversi (mafia ed estorsioni) da quelli di una delle tante rapine.
Uno dei quattro malviventi, appena entra nell'appartamento, dopo avere sfondato la porta all'ingresso da cui si accede da una scala esterna, colpisce al braccio con un grosso coltello Chen Tiengzan, quarantenne, titolare del piccolo opificio. Volevano soldi, racconterà poi la vittima dell'aggressione ai medici del pronto soccorso del Lotti. Successivamente la stessa versione sarebbe stata confermata ai poliziotti - una volante del commissariato di Pontedera e personale della squadra mobile di Pisa - intervenuti durante la notte. Mentre il quarantenne ferito urla per il dolore e il sangue si disperde sul pavimento - il colpo inferto gli ha lacerato i tendini - un bandito punta una pistola alla testa di un altro cinese che era nell'appartamento. Una minaccia esplicita per farsi consegnare circa 900 euro e un telefono cellulare. Poi la fuga e il buco di un'ora rispetto alla richiesta di aiuto. Nel frattempo il ferito viene accompagnato al pronto soccorso del Lotti da alcuni connazionali presenti all'aggressione. La grave ferita e il racconto dell'uomo inducono il personale dell'ospedale a informare la polizia. Il resto fa parte di una lunga notte da cui partiranno le indagini. Quando la polizia arriva nell'appartamento di Calcinaia, nella zona del Ponte alla Navetta, trova una decina di cinesi, probabilmente tutti in regola con il permesso di soggiorno.
«Si è trattato di una rapina come altre possono accadere - spiega, alcune ore dopo, l'interprete cinese chiamato dopo l'aggressione - il ferito ha avuto più di dieci punti di sutura al braccio, dovrà essere operato e ha una prognosi di più di quaranta giorni». L'interprete dice di essere arrivato da Firenze nella mattinata di ieri per facilitare la ricostruzione di quanto avvenuto durante la notte. «I miei connazionali non parlano italiano - aggiunge - tra poco tornerà la polizia e io sono qui per questo. Non hanno preso molti soldi, meno di mille euro. Erano cinesi, forse pensavano di trovare di più». Questa la versione ufficiale. Sembra però che prima di lasciare l'appartamento uno dei quattro abbia fatto riferimento al pizzo. «Non hai pagato, la prossima volta ti tagliamo anche l'altro braccio».
Del commando fanno parte cinesi: tre con il volto coperto da un passamontagna. Molti i punti oscuri di una notte che riconduce a scenari diversi (mafia ed estorsioni) da quelli di una delle tante rapine.
Uno dei quattro malviventi, appena entra nell'appartamento, dopo avere sfondato la porta all'ingresso da cui si accede da una scala esterna, colpisce al braccio con un grosso coltello Chen Tiengzan, quarantenne, titolare del piccolo opificio. Volevano soldi, racconterà poi la vittima dell'aggressione ai medici del pronto soccorso del Lotti. Successivamente la stessa versione sarebbe stata confermata ai poliziotti - una volante del commissariato di Pontedera e personale della squadra mobile di Pisa - intervenuti durante la notte. Mentre il quarantenne ferito urla per il dolore e il sangue si disperde sul pavimento - il colpo inferto gli ha lacerato i tendini - un bandito punta una pistola alla testa di un altro cinese che era nell'appartamento. Una minaccia esplicita per farsi consegnare circa 900 euro e un telefono cellulare. Poi la fuga e il buco di un'ora rispetto alla richiesta di aiuto. Nel frattempo il ferito viene accompagnato al pronto soccorso del Lotti da alcuni connazionali presenti all'aggressione. La grave ferita e il racconto dell'uomo inducono il personale dell'ospedale a informare la polizia. Il resto fa parte di una lunga notte da cui partiranno le indagini. Quando la polizia arriva nell'appartamento di Calcinaia, nella zona del Ponte alla Navetta, trova una decina di cinesi, probabilmente tutti in regola con il permesso di soggiorno.
«Si è trattato di una rapina come altre possono accadere - spiega, alcune ore dopo, l'interprete cinese chiamato dopo l'aggressione - il ferito ha avuto più di dieci punti di sutura al braccio, dovrà essere operato e ha una prognosi di più di quaranta giorni». L'interprete dice di essere arrivato da Firenze nella mattinata di ieri per facilitare la ricostruzione di quanto avvenuto durante la notte. «I miei connazionali non parlano italiano - aggiunge - tra poco tornerà la polizia e io sono qui per questo. Non hanno preso molti soldi, meno di mille euro. Erano cinesi, forse pensavano di trovare di più». Questa la versione ufficiale. Sembra però che prima di lasciare l'appartamento uno dei quattro abbia fatto riferimento al pizzo. «Non hai pagato, la prossima volta ti tagliamo anche l'altro braccio».
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