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Una moschea in città: «Aiutateci a costruireil nostro luogo sacro»
Paola Silvi
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Un gruppo di senegalesi alla festa multietnico Al centro Dia Papa DembaSi portano i tappetini e si allineano vicini vicini. Spalla a spalla. Non hanno più spazio e anche se, Dia Papa Demba, il presidente del consiglio degli stranieri, dice che "la religione è condivisione", così non possono andare avanti
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PONTEDERA. Si portano i tappetini e si allineano vicini vicini. Spalla a spalla. Non hanno più spazio e anche se, Dia Papa Demba, il presidente del consiglio degli stranieri, dice che "la religione è condivisione", così non possono andare avanti. L'attuale sede di Fornacette ormai sta stretta alla comunità musulmana pontederese. Sono tanti i frequentatori della moschea e la capienza dell'immobile non riesce a contenere un simile afflusso. L'esigenza di un altro luogo si sta facendo dunque sempre più impellente. Ancora non ci sono progetti né proposte, ma solo una certezza dalla quale partire: trovare un nuovo ambiente per la preghiera che accolga i credenti. Nel nostro territorio, oltre all'edificio sacro di piazza Fermi a Fornacette, appena dietro al Mc Donald's, c'è anche la moschea di Santa Croce, sorta dalle ceneri di un'ex conceria, in viale Buozzi. Ma non bastano. «La nostra comunità negli ultimi anni si è quasi triplicata», spiega Demba. «Basta pensare che i senegalesi da soli, e non sono il gruppo etnico più numeroso, raggiungono le 2mila presenze. Professano poi la religione islamica anche gran parte degli albanesi, i marocchini, gli egiziani, i tunisini, i curdi e qualche palestinese. Su Fornacette gravitano tutti gli stranieri credenti della Valdera: quella sede non è sufficiente». Il venerdì mattina, alle una circa, piazza Fermi si trasforma. In mezzo alla distesa delle fabbriche e dei grandi magazzini, la moschea, che da fuori si mimetizza e sembra un capannone come gli altri, brulica di gente. Un'ora e mezzo di celebrazione, sacra per loro come la messa domenicale per i cattolici, con tanto di predica dell'imam, il momento delle offerte e i salmi.
Non è agevole neppure spostarsi nella zona del cuoio. «Anche qui poi - continua il presidente - non c'è così tanto spazio. I 460 mq sono tanti ma a volte non abbastanza per ospitare fedeli che abitano e lavorano a Santa Croce, Castelfranco e che arrivano da Altopascio e Porcari, come da Castelfiorentino e Montaione».
Il sogno sarebbe creare un istituto culturale islamico, costruire un luogo ex novo magari in una zona non troppo centrale e trafficata. Dia Papa Demba qualche idea ce l'ha già. «Penso alla zona de La Bianca o a La Rotta dove ci sono tanti terreni ancora vergini, senza strutture, ed una moschea non dovrebbe disturbare il ritmo quotidiano della città». E il desiderio prende forma. «Me la immagino tutta di vetro, dove il confine fra dentro e fuori sia appena percepito, simbolo della nostra voglia di integrazione e trasparenza. Progettata secondo la nostra cultura ma a norma con le leggi italiane». La costruzione avrà bisogno però di soldi e finanziamenti. «Avremo modo di confrontarci - conclude Demba - con le autorità cittadine. Oggi, mi aspetto e mi auguro che, come spesso ha fatto, l'amministrazione ci venga incontro con contributi o agevolazioni. Poi ci saranno le offerte dei musulmani e di chi vorrà darci una mano. A Santa Croce, per esempio, anche la Chiesa, ci offrì un sostegno».
Non è agevole neppure spostarsi nella zona del cuoio. «Anche qui poi - continua il presidente - non c'è così tanto spazio. I 460 mq sono tanti ma a volte non abbastanza per ospitare fedeli che abitano e lavorano a Santa Croce, Castelfranco e che arrivano da Altopascio e Porcari, come da Castelfiorentino e Montaione».
Il sogno sarebbe creare un istituto culturale islamico, costruire un luogo ex novo magari in una zona non troppo centrale e trafficata. Dia Papa Demba qualche idea ce l'ha già. «Penso alla zona de La Bianca o a La Rotta dove ci sono tanti terreni ancora vergini, senza strutture, ed una moschea non dovrebbe disturbare il ritmo quotidiano della città». E il desiderio prende forma. «Me la immagino tutta di vetro, dove il confine fra dentro e fuori sia appena percepito, simbolo della nostra voglia di integrazione e trasparenza. Progettata secondo la nostra cultura ma a norma con le leggi italiane». La costruzione avrà bisogno però di soldi e finanziamenti. «Avremo modo di confrontarci - conclude Demba - con le autorità cittadine. Oggi, mi aspetto e mi auguro che, come spesso ha fatto, l'amministrazione ci venga incontro con contributi o agevolazioni. Poi ci saranno le offerte dei musulmani e di chi vorrà darci una mano. A Santa Croce, per esempio, anche la Chiesa, ci offrì un sostegno».
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