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La famiglia lo cerca, era all’obitorio

Sabrina Chiellini
La famiglia lo cerca, era all’obitorio

Muore in corsia, i parenti avvertiti solo sette giorni dopo

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PONTEDERA. È morto all’ospedale ma nessuno ha pensato a informare i suoi familiari che solo per caso, sette giorni dopo, sono venuti a conoscenza di essere stati colpiti dal grave lutto. Al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, Franco Grossi, 45 anni, di Pontedera, è stato considerato un senzatetto, una persona senza familiari. Invece l’uomo lascia sei fratelli con i quali non aveva mai perso i contatti. La salma di Franchino, soprannome con cui tutti conoscono Grossi, è rimasta dal 28 aprile - giorno della morte - all’obitorio del Santa Chiara. Trattata come un pacco in attesa di un destinatario che tardava a farsi vivo. Per forza: i familiari non sapevano che Franchino era morto. Del resto altre volte il quarantacinquenne si era assentato da casa e nessuno inizialmente si era preoccupato. «Martedì scorso - racconta uno dei fratelli, Mirco Grossi, 35 anni - un cognato di mio nipote andato in ospedale a Pisa ha sentito dire che non trovavano i parenti di Franco Grossi. Appena è arrivato a casa, l’uomo mi ha telefonato per informarmi di quello che aveva sentito». Da alcuni giorni il 45enne non si faceva sentire con i parenti.

Questo ha aumentato subito la preoccupazione. Hanno chiamato l’ex moglie che inizialmente era convinta di averlo visto da pochi giorni. Ma si era confusa. «A questo punto - racconta ancora Mirco Grossi - siamo andati al posto fisso di polizia. Mio fratello quando è stato portato al pronto soccorso era cosciente e ha dato le sue generalità. Cosa sia successo dopo è un mistero. L’hanno tenuto all’obitorio due giorni e poi in frigorifero fino al 5 maggio. Ci pensate? Ma come è possibile? Non perché è mio fratello ma io credo si tratti di un fatto gravissimo. Non siamo stati informati da nessuno, neppure dal Comune. Lo sanno tutti che mio fratello aveva dei parenti stretti. Tempo fa era stato fermato alla stazione a Pisa, agli agenti aveva detto che abitava a casa mia. Erano venuti subito a verificare. Ora che è morto nessuno ci ha cercato». Il fratello ritiene che ci sia stata una grave negligenza non solo all’ospedale Santa Chiara ma anche in Comune a Pontedera. «Lo abbiamo trovato in stato di decomposizione - si sfoga - nudo e buttato da una parte. Abbiamo dovuto effettuare pure il riconoscimento.

E, per quanto abbiamo saputo, era destinato a finire in un’anonima sepoltura magari insieme ad altre persone non identificate. Questa storia si commenta da sola nella sua gravità. In vita uno può anche avere avuto dei problemi ma non credo sia giusto che venga trattato in questo modo». Oggi, alle 15, a distanza di dieci giorni dalla morte, Franchino riceverà l’addio da amici e parenti.

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