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Quei resti dei lavatoi capaci di raccontare le storie del passato
Basta una breve deviazione per lasciarsi alle spalle il traffico ininterrotto della Tosco-romagnola e raggiungere la tranquilla frazione del Molino, nel comune di San Miniato, stretta tra la riva destra dell'Egola e la collina di Cigoli, dove il trecentesco santuario si affaccia austero sulla valle e sui suoi abitanti. Subito all'inizio del paese, al termine di una strada costeggiata da cipressi, si scorge a fatica ciò che resta degli antichi lavatoi
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MOLINO D'EGOLA. Basta una breve deviazione per lasciarsi alle spalle il traffico ininterrotto della Tosco-romagnola e raggiungere la tranquilla frazione del Molino, nel comune di San Miniato, stretta tra la riva destra dell'Egola e la collina di Cigoli, dove il trecentesco santuario si affaccia austero sulla valle e sui suoi abitanti. Subito all'inizio del paese, al termine di una strada costeggiata da cipressi, si scorge a fatica ciò che resta degli antichi lavatoi. Una massa apparentemente anonima di vegetazione impedisce di scorgere la struttura sottostante. Solo una delle tre vasche è ancora in parte visibile; dalla cannella continua a sgorgare acqua, ma il senso di abbandono è assoluto. E' la cosiddetta fonte del Lotti, che rappresentava una volta la principale fonte di approvvigionamento idrico per gli abitanti di Molino d'Egola.
«Quest'acqua è ancora buona - sottolinea Lisandro Nacci, che vive da sempre al Molino -, molti abitanti di Cigoli continuano a scendere quaggiù per prenderla. Proprio al di sotto di questa fonte c'è la sorgente, che una volta era usata per alimentare l'acquedotto: da qui partiva l'acqua che arrivava in tutte le case di Molino d'Egola e di Cigoli». A poca distanza dai lavatoi, infatti, al centro di un grande spazio vuoto, un casottino in muratura da accesso alla sorgente sottostante.
Originariamente la fonte era di proprietà della fattoria di Castelvecchio, ormai conosciuta come Villa Sonnino. La costruzione delle cannelle e dei lavatoi dovrebbe risalire almeno alla prima metà dell'Ottocento. Negli anni venti del Novecento tutto il terreno al di sopra della sorgente, con le annesse strutture, vengono cedute al comune di San Miniato, il quale si impegna a lasciare 500 litri al giorno a disposizione della fattoria. I lavatoi continuarono ad essere utilizzati fino agli anni 50, quando iniziò un graduale abbandono fino ad arrivare alla situazione attuale.
Continuando lungo la strada per La Serra si incontra un'altra cannella, la cosiddetta fonte del Greco, alla quale si accede scendendo alcuni gradini sconnessi. La situazione non cambia di molto: un'antica struttura in evidente stato di degrado e poco agibile.
«Sarebbe bello - afferma Nacci - poter restaurare queste cannelle; finché l'acqua di queste fonti sarà buona significa che c'è ancora qualcosa da salvare. L'area di fonte Lotti inoltre sembra il luogo ideale dove realizzare un piccolo parco pubblico, riportando alla luce e mettendo in sicurezza gli antichi lavatoi». Al momento - comunicano dal comune di San Miniato - non sono stati avanzati progetti di recupero e riqualificazione, anche se in futuro ogni proposta potrà essere valutata. Il lavoro da fare sicuramente non sarebbe eccessivo, e permetterebbe di restituire alla comunità un pezzo della propria storia e ricreare un antico luogo di incontro.
Lisandro Nacci fa parte di un gruppo di paesani fortemente legati alla storia, alle tradizioni della propria comunità. Il desiderio di preservare, proteggere e tramandare è ciò che anima molte delle serate trascorse al circolo del paese. Proprio l'impegno dei paesani ha permesso di organizzare nei giorni scorsi una conferenza per raccontare la storia della pieve medievale di San Saturnino, la più antica struttura del paese, ormai definitivamente scomparsa dopo la demolizione della torre campanaria negli anni Sessanta. «La scarsa sensibilità di allora - dice Nacci - ci ha fatto perdere un piccolo tesoro; dobbiamo quindi evitare che questo si ripeta e tenerci stretto ciò che c'è rimasto».
«Quest'acqua è ancora buona - sottolinea Lisandro Nacci, che vive da sempre al Molino -, molti abitanti di Cigoli continuano a scendere quaggiù per prenderla. Proprio al di sotto di questa fonte c'è la sorgente, che una volta era usata per alimentare l'acquedotto: da qui partiva l'acqua che arrivava in tutte le case di Molino d'Egola e di Cigoli». A poca distanza dai lavatoi, infatti, al centro di un grande spazio vuoto, un casottino in muratura da accesso alla sorgente sottostante.
Originariamente la fonte era di proprietà della fattoria di Castelvecchio, ormai conosciuta come Villa Sonnino. La costruzione delle cannelle e dei lavatoi dovrebbe risalire almeno alla prima metà dell'Ottocento. Negli anni venti del Novecento tutto il terreno al di sopra della sorgente, con le annesse strutture, vengono cedute al comune di San Miniato, il quale si impegna a lasciare 500 litri al giorno a disposizione della fattoria. I lavatoi continuarono ad essere utilizzati fino agli anni 50, quando iniziò un graduale abbandono fino ad arrivare alla situazione attuale.
Continuando lungo la strada per La Serra si incontra un'altra cannella, la cosiddetta fonte del Greco, alla quale si accede scendendo alcuni gradini sconnessi. La situazione non cambia di molto: un'antica struttura in evidente stato di degrado e poco agibile.
«Sarebbe bello - afferma Nacci - poter restaurare queste cannelle; finché l'acqua di queste fonti sarà buona significa che c'è ancora qualcosa da salvare. L'area di fonte Lotti inoltre sembra il luogo ideale dove realizzare un piccolo parco pubblico, riportando alla luce e mettendo in sicurezza gli antichi lavatoi». Al momento - comunicano dal comune di San Miniato - non sono stati avanzati progetti di recupero e riqualificazione, anche se in futuro ogni proposta potrà essere valutata. Il lavoro da fare sicuramente non sarebbe eccessivo, e permetterebbe di restituire alla comunità un pezzo della propria storia e ricreare un antico luogo di incontro.
Lisandro Nacci fa parte di un gruppo di paesani fortemente legati alla storia, alle tradizioni della propria comunità. Il desiderio di preservare, proteggere e tramandare è ciò che anima molte delle serate trascorse al circolo del paese. Proprio l'impegno dei paesani ha permesso di organizzare nei giorni scorsi una conferenza per raccontare la storia della pieve medievale di San Saturnino, la più antica struttura del paese, ormai definitivamente scomparsa dopo la demolizione della torre campanaria negli anni Sessanta. «La scarsa sensibilità di allora - dice Nacci - ci ha fatto perdere un piccolo tesoro; dobbiamo quindi evitare che questo si ripeta e tenerci stretto ciò che c'è rimasto».
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