Liti tra vicini dietro l’avvelenamento dei cani
È l'ipotesi più accreditata dopo gli ultimi episodi. L'Asl: fare sempre la denuncia
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PONTEDERA. Liti tra vicini di casa, controversie tra cacciatori e tartufai. Ognuno cerca di dare una spiegazione alla costante presenza, nelle nostre campagne, dei bocconi avvelenati che uccidono cani e gatti. Le associazioni animaliste parlano di una catena di morti e sparizioni di animali: la Dav nel 2007 ha avuto 16 segnalazioni, nel 2008 sono già 5. Il servizio di veterinaria dell’Asl 5, in modo particolare quello competente per i 15 comuni della Valdera, invita alla cautela. Il problema è reale e concreto ma i numeri non aiutano a capirlo. Forse non sempre i cittadini presentano una denuncia quando trovano il cane morto (o quando riescono a salvarlo). È anche vero che la legge regionale obbliga i veterinari a segnalare ogni caso che appare sospetto. Possono essere inviati all’istituto zooprofilattico i resti dei bocconi sospetti. Talvolta viene inviato - come nel caso avvenuto recentemente a Camugliano - lo stomaco dell’animale che è stato ucciso. «I casi registrati da gennaio a oggi in Valdera - spiega il dottor Biondi del servizio di veterinaria - non sono più di sei. A nostro avviso si tratta di un fenomeno che non è in aumento. Le motivazioni che possono portare a gettare le esche sono le più diverse.
Recentemente siamo stati interessati a un caso di avvelenamenti di gatti che poi però non ha trovato riscontro nelle analisi. Gli animali, al centro di una diatriba tra vicini di casa, erano morti per altre ragioni». L’anno scorso invece c’erano stati alcuni casi sia a Lari che nel territorio di Peccioli, molti dei quali segnalati alle associazioni che si occupano della tutela degli animali. Stesso invito, a non creare allarmismi, arriva dal servizio di veterinaria dell’Asl 11 di Empoli che è competente anche per alcuni comuni che si trovano in provincia di Pisa, nell’area del comprensorio dei Cuoio. «Mi sembra che il problema sia stazionario - dice il dottor Paolo Feri - nel 2005 ci siamo occupati di 17 casi, passati a 10 nel 2006 e a 6 l’anno scorso. La maggior parte dei casi sono avvenuti in comuni con molte zone boschive». Zone in cui si pratica la caccia. Forse, nonostante la legge, non tutti i casi di sospetto avvelenamento vengono denunciati e censiti. I numeri in possesso dell’Asl 5 di Pisa e della stessa Provincia non collimano con i casi segnalati dai cittadini.
Recentemente siamo stati interessati a un caso di avvelenamenti di gatti che poi però non ha trovato riscontro nelle analisi. Gli animali, al centro di una diatriba tra vicini di casa, erano morti per altre ragioni». L’anno scorso invece c’erano stati alcuni casi sia a Lari che nel territorio di Peccioli, molti dei quali segnalati alle associazioni che si occupano della tutela degli animali. Stesso invito, a non creare allarmismi, arriva dal servizio di veterinaria dell’Asl 11 di Empoli che è competente anche per alcuni comuni che si trovano in provincia di Pisa, nell’area del comprensorio dei Cuoio. «Mi sembra che il problema sia stazionario - dice il dottor Paolo Feri - nel 2005 ci siamo occupati di 17 casi, passati a 10 nel 2006 e a 6 l’anno scorso. La maggior parte dei casi sono avvenuti in comuni con molte zone boschive». Zone in cui si pratica la caccia. Forse, nonostante la legge, non tutti i casi di sospetto avvelenamento vengono denunciati e censiti. I numeri in possesso dell’Asl 5 di Pisa e della stessa Provincia non collimano con i casi segnalati dai cittadini.
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