Sentieri ritrovati tra antichi lavatoi e rifugi di guerra
Da quello stradello sotto la vecchia chiesa di San Michele scendevano le "Acquaiole" di Adolfo Tommasi. Nei colori del pittore macchiaiolo le donne di azzurro vestite, con la pezzola in testa vanno a riempire le brocche ai vecchi lavatoi
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CRESPINA. Da quello stradello sotto la vecchia chiesa di San Michele scendevano le “Acquaiole” di Adolfo Tommasi. Nei colori del pittore macchiaiolo le donne di azzurro vestite, con la pezzola in testa vanno a riempire le brocche ai vecchi lavatoi. Quei resti sono ancora visibili tra i rovi. E forse a breve risplenderanno di luce - e di storia - propria come quelli nella vallata davanti al Comune, dove intorno agli anni Trenta le crespinesi andavano a lavare i panni. Il progetto del Comune di Crespina è ambizioso. «Contiamo di ripulire e riordinare almeno un paio di sentieri per l’estate - spiega l’assessore all’ambiente Marco Rommboli - partendo sicuramente da quello che parte dal campo sportivo, costeggia il Chiesino di San Rocco, la villa Belvedere, segue per Campolungo, Botteghino, Ceppaiano, La Tana Siberia». E’ da un primo percorso circolare alla scoperta delle frazioni esplorate non dal cemento delle strade, ma dal verde del bosco che l’amministrazione intende promuovere il territorio da un punto di vista turistico. «Lungo queste stradine oggi si trovano anche maneggi, cantine e agriturismo.
I percorsi che organizzeremo non saranno solo passeggiate, ma chi lo vorrà potrà anche fare degustazione dei vini locali, andare a cavallo, fare pranzi e merende tipiche nelle strutture ricettive». Riportare alla luce la storia del borgo è una sorta di matassa da dipanare attraverso la rivalutazione proprio dei vecchi sentieri che un tempo collegavano il centro del paese con i borghi vicini. Lorenzana e Lari “caput mundi” in primis, propri perché fin dal Medioevo era la sede pretorile, dell’ufficio del registro e delle imposte dirette. E del mercato del lunedì dove mercanti e massaie andavano a piedi per quelli stradelli. Mulattiere che i vecchi crespinesi percorrevano col calesse, che passano all’interno di fitti boschi di macchia mediterranea, storici rifugi di guerra che aspettano un nome e un’identità, vecchie fonti. E che a partire da quest’estate saranno ripulite - almeno un paio per cominciare - e saranno dotate di cartelli turistici, tavolini per pic-nic e gite domenicali fuori porta. Magari proprio all’interno del casotto di caccia settecentesco lungo il sentiero delle Fontacce.
E come si legge nel libro “Ricordi di Crespina” di una delle memorie storiche del paese Maurizio Camarlinghi: “Dalle Fontacce, zona così chiamata per l’esistenza di una fonte a cui attingevamo acqua con tanto di lavatoio ad uso pubblico, arrivavano le famiglie Terreni, Ammannati, Ciandri, coloni della fattoria Bellavista all’epoca proprietà Pretini successivamente Briganti e il Tognoin con la sua numerosa famiglia, coloro della fattoria Sozzifanti”. «Sono tanti i turisti che durante la bella stagione vengono a Crespina - prosegue il presidente della commissione turismo e ambiente Silvia Baroncini - in questo modo potremo offrire, in collaborazione con le aziende del territorio, anche servizi ben strutturati. Preziosa la collaborazione con il Comune di Lorenzana». Nel calderone dei progetti c’è anche quello di riportare in vita l’anima e le storie dei tanti rifugi del territorio, e degli sfollati che in tempo di guerra sono scampati alle bombe là sotto. Gallerie sottoterra e cunicoli scavati negli argini come quelli ancora visibili vicino al campo sportivo, oppure i buchi nel terreno sotto villa Lang. O quello ancora ben visibile sotto al centro civette, all’ombra del campanile del vecchio San Michele.
Oggi è malridotto e chiuso in una sorta di gabbia dei polli. Domani forse un cartello di legno ne indicherà la storicità e il senso. E magari gruppi di turisti americani “traghettati” nel crespinese grazie al recente gemellaggio del Comune con Staten Island - New York- in nome del vino, passeranno là sotto. Sia per una visita al nuovo centro civette che verrà, già nel bilancio di quest’anno, sia per spulciare nella storia di un paese sempre più orientato verso il turismo.
I percorsi che organizzeremo non saranno solo passeggiate, ma chi lo vorrà potrà anche fare degustazione dei vini locali, andare a cavallo, fare pranzi e merende tipiche nelle strutture ricettive». Riportare alla luce la storia del borgo è una sorta di matassa da dipanare attraverso la rivalutazione proprio dei vecchi sentieri che un tempo collegavano il centro del paese con i borghi vicini. Lorenzana e Lari “caput mundi” in primis, propri perché fin dal Medioevo era la sede pretorile, dell’ufficio del registro e delle imposte dirette. E del mercato del lunedì dove mercanti e massaie andavano a piedi per quelli stradelli. Mulattiere che i vecchi crespinesi percorrevano col calesse, che passano all’interno di fitti boschi di macchia mediterranea, storici rifugi di guerra che aspettano un nome e un’identità, vecchie fonti. E che a partire da quest’estate saranno ripulite - almeno un paio per cominciare - e saranno dotate di cartelli turistici, tavolini per pic-nic e gite domenicali fuori porta. Magari proprio all’interno del casotto di caccia settecentesco lungo il sentiero delle Fontacce.
E come si legge nel libro “Ricordi di Crespina” di una delle memorie storiche del paese Maurizio Camarlinghi: “Dalle Fontacce, zona così chiamata per l’esistenza di una fonte a cui attingevamo acqua con tanto di lavatoio ad uso pubblico, arrivavano le famiglie Terreni, Ammannati, Ciandri, coloni della fattoria Bellavista all’epoca proprietà Pretini successivamente Briganti e il Tognoin con la sua numerosa famiglia, coloro della fattoria Sozzifanti”. «Sono tanti i turisti che durante la bella stagione vengono a Crespina - prosegue il presidente della commissione turismo e ambiente Silvia Baroncini - in questo modo potremo offrire, in collaborazione con le aziende del territorio, anche servizi ben strutturati. Preziosa la collaborazione con il Comune di Lorenzana». Nel calderone dei progetti c’è anche quello di riportare in vita l’anima e le storie dei tanti rifugi del territorio, e degli sfollati che in tempo di guerra sono scampati alle bombe là sotto. Gallerie sottoterra e cunicoli scavati negli argini come quelli ancora visibili vicino al campo sportivo, oppure i buchi nel terreno sotto villa Lang. O quello ancora ben visibile sotto al centro civette, all’ombra del campanile del vecchio San Michele.
Oggi è malridotto e chiuso in una sorta di gabbia dei polli. Domani forse un cartello di legno ne indicherà la storicità e il senso. E magari gruppi di turisti americani “traghettati” nel crespinese grazie al recente gemellaggio del Comune con Staten Island - New York- in nome del vino, passeranno là sotto. Sia per una visita al nuovo centro civette che verrà, già nel bilancio di quest’anno, sia per spulciare nella storia di un paese sempre più orientato verso il turismo.
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