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I pontederesi fuggono dalla stazione

I pontederesi fuggono dalla stazione

Ecco come si è trasformata negli anni la "geografia" del quartiere

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PONTEDERA. I pontederesi fuggono dal quartiere della stazione. Case in vendita, altre affittate o subaffittate a stranieri a prezzi che sfuggono da ogni controllo. Così come è facile perdere il conto del numero degli inquilini. Forse un’idea uno se la potrebbe fare contandoli sui terrazzi. La geografia residenziale nelle strade del quartiere vicino a Piazza Unità d’Italia è cambiata negli ultimi anni, dopo nuove e costanti ondate di immigrazione. Per intenderci: nel 2000 si contava uno straniero ogni 10 italiani. Adesso uno ogni 4. E si tratta di dati ufficiali, di stranieri registrati all’anagrafe. Il rapporto potrebbe cambiare se potessimo avere i numeri dei clandestini. Insomma, anche se è imbarazzante ammetterlo, gli italiani hanno progressivamente lasciato le case nel quadrilatero di strade che sempre più spesso è al centro delle cronache per fatti legati a una difficile convivenza tra culture diverse. La città è a un bivio anche se - è chiaro - tornare indietro non si può.

Ma certo è che le richieste dei residenti assumono una diversa rilevanza, rispetto a quanto era successo un anno fa. Il sindaco stesso, Paolo Marconcini, ne è consapevole. Tanto che nei giorni scorsi ha chiesto un incontro al nuovo prefetto di Pisa. La “tregua sociale” chiesta dal primo cittadino si conclude domenica. «Insisto: solidarietà nella sicurezza - spiega Marconcini - è necessario che le associazioni degli stranieri si facciano carico del problema». L’aggressione e la tentata violenza sessuale nei confronti della quattordicenne hanno colpito la città e dato nuova linfa alle polemiche politiche. «Da troppo tempo denunciamo questi pericoli e oggi siamo stanchi di continuare a urlare la nostra protesta - scrive An - ma purtroppo non possiamo fare molto di più». An chiede una serie di misure drastiche compresi controlli a tappeto nelle abitazioni contro il sovraffollamento. Per quanto riguarda le indagini sulla tentata violenza la polizia sta lavorando incessantemente nella speranza di dare presto un nome all’aggressore. La ragazzina ieri non è tornata a scuola anche se gli amici l’aspettavano. Per lei non sarà facile dimenticare.

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