Il Tirreno

Pontedera

L’Ottocento faugliese nei lavatoi dimenticati

Francesca Suggi
L’Ottocento faugliese nei lavatoi dimenticati

L'acqua sgorga, il sentiero è da rifare: esiste un progetto per valorizzare l'area

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 FAUGLIA.  L'acqua sgorga ancora dietro quei grovigli di rovi. Un tempo massaie dai gonnelloni svolazzanti e pezzole in testa andavano alla fonte ottocentesca con fiaschi e bottiglie da riempire. Ma soprattutto cariche di panni da lavare sui lavatoi in pietra.  Ancora si intravedono gli archi in mattoncini rossi e la tettoia che sovrastavano le donne, all'opera con sapone di marsiglia, dedizione e olio di gomiti.  Allo stesso modo quel lastricato in pietra serena copre ancora il terreno circostante. C'è ma non si vede proprio, coperto da strati di melma e sabbia trasportata da anni di piogge torrenziali. Così si presenta la fontina dei Castagni, all'ingresso del paese. Una perla ottocentesca dove l'acqua ancora esce potabile come in passato, ingoiata da rovi, abbandono e grovigli di una natura che nessuno cura da anni. «La fonte è di proprietà comunale. L'unico ordine che si percepisce è mantenuto dai proprietari dei terreni vicini che usano l'acqua per innaffiare», Enrico Frontini e Maurizio Giacobbe conoscono la zona a menadito.  

Fanno parte entrambi del neo circolo Eco-eco nato in estate con lo scopo di difendere l'ambiente dal cemento selvaggio e valorizzarlo a fini turistici. «A Fauglia ci sono tante sorgenti nel degrado, che potrebbero essere valorizzate per creare percorsi nel verde. In questo Comune mancano quasi del tutto», proseguono.  Infatti, lo stesso sentiero che porta alla fonte - sotto il nuovo parcheggio delle Querciole - è interrotto dalla vegetazione. «Inoltre per un tratto è invaso dallo scolo di una fogna a cielo aperto», precisano.  L'abbandono regna sovrano. E gli ottanta metri di galleria sotterranea di raccolta della falda rimarranno ignoti ai più, in questo stato.  E pure un progetto fu presentato al Comune negli anni Novanta. Un progetto che con la modica cifra di 10milioni del vecchio conio avrebbe ridato un'anima ai vecchi lavatoi. Forse avrebbe riportato giovani marmotte e appassionati di trekking a scoprire i boschi faugliesi, magari con un ipotetico sentiero delle fontine.  

«Facemmo questo progetto ma fu bocciato», ricorda Enrico Frontini. Le carte esistono ancora. Si propone la riapertura del sentiero di accesso "in modo che sia percorribile a piedi". Si chiede "ripristino dello scorrimento dell'acqua nella vasca dei lavatoi". Nei documenti si specificano giornate di lavori, si mettono a disposizione volontari per contribuire alla pulizia. «Con i lavori della prima fase si sarebbe ottenuta già la realizzazione della passeggiata, adatta anche per fare pic nic. Avevamo proposto l'installazione di appositi cartelli turistici», proseguono dal circolo verde.  «Ripristinare il sentiero vorrebbe dire creare bellissime passeggiate che dal paese portano agli Scopicci e a Montalto. Gli stessi proprietari dei terreni confinanti erano d'accordo col progetto», conclude. Eppur niente si muove, a parte l'erba e i rovi.

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