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Oggi borgo fantasma, domani fattoria bio
Francesco Turchi
Imprenditore progetta il rilancio di Pagliana che fu del marchese Pallavicino
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LUCIANA. Una strada stretta, da imboccare proprio all'altezza del passaggio a livello di Acciaiolo. Un tratto asfaltato, poi uno sterrato. Pochi chilometri per isolarsi completamente dalla realtà e fare più di un passo indietro nel tempo. Sulle tracce del villaggio di Pagliana, che oggi non c'è più e della fattoria, che invece c'è ancora, seppur in condizioni di degrado, ma nelle mani di un proprietario che ha tutta l'intenzione di riportarla, trasformandola in una fattoria didattica, agli antichi splendori. Come quando, nei primi anni del Novecento, é stata proprietà dei marchesi Pallavicino, originari di Genova. Alessandro, ultimo erede della famiglia, scapolo e senza figli, veniva raramente da queste parti; quando lo faceva, alloggiava nella villetta, che non era particolarmente lussuosa, ma che vantava bei mobili, una grande cucina e soprattutto, cosa rara per la prima metà del 1900, il bagno.
La fattoria comprendeva 21 poderi, nei quali si producevano cereali, vino e olio, ma mancava l'acqua potabile: e così per accaparrarsela le contadine di Pagliana, si mettevano le brocche in testa e si recavano a Saletto, dove era stato costruito un pozzo. Dal marchese Pallavicino, negli anni Cinquanta la fattoria fu acquistata dalla famiglia Mori, che la tenne fino al Sessanta, prima di venderla ai Bracci Torsoi. Ma al di là della storia della fattoria, le origini del borgo sono ben più antiche: il nome è presumibilmente romano e vi sono stati rinvenuti oggetti ancora più antichi, come statuette dell'età del bronzo e medaglie in rame e argento. Stando alle descrizioni del tempo, Pagliana doveva essere assai popolato in epoca medievale; un indizio in tal senso è dato dal fatto che esistevano nella zona due chiese: San Martino e San Pietro, ricordate con altrettanti affreschi nella chiesa parrocchiale di Luciana.
Oggi è rimasta la fattoria. La prima abitazione, dominata dai vecchi silos del grano, è il quartier generale del proprietario, un imprenditore di Bolzano che medita il rilancio dell'area e che si è trasferito da queste parti con la consapevolezza di potersi costruire intorno un paradiso. E basta farsi un giro tra le case coloniche, la villetta, le stalle e guardarsi un po' intorno, tra un vialetto di cipressi e un panorama che rilassa con una sola occhiata, per capire che la sua missione non è impossibile. Non siamo di fronte a una gemma strabiliante, custode di tesori sfarzosi e particolari lussuosi. Ma la bellezza del borgo è data dalla sua grandezza e dalla capacità di far correre la fantasia del visitatore: verso il futuro, pensando che Pagliana potrebbe riprendere vita in tanti modi; ma anche e soprattutto nel passato, nella sua storia, fino ad arrivare alle sue origini.
E un po' quello che hanno fatto Massimo Lenzi e Paola Stefania Caforio, insegnanti e appassionati di storia locale, che con uno dei loro libri hanno raccontato "Luciana e dintorni" dalla preistoria al Dopoguerra e che rispondono con altro pane alla loro fame di storia e di passato, indossando costumi tipici del 1800 e ripetendo i passi dei balli del periodo, sotto la guida della Società di danze ottocentesche e di danze scozzesi, presieduta a livello locale da Simonetta Balsamo e a livello nazionale da Fabio Mollica. Quella stessa passione che li ha spinti a sezionare il territorio delle colline pisane, in cerca di tracce di storia e ville, borghi e chiese da recuperare. La fattoria di Pagliana è un'altra perla: che merita di essere lustrata
La fattoria comprendeva 21 poderi, nei quali si producevano cereali, vino e olio, ma mancava l'acqua potabile: e così per accaparrarsela le contadine di Pagliana, si mettevano le brocche in testa e si recavano a Saletto, dove era stato costruito un pozzo. Dal marchese Pallavicino, negli anni Cinquanta la fattoria fu acquistata dalla famiglia Mori, che la tenne fino al Sessanta, prima di venderla ai Bracci Torsoi. Ma al di là della storia della fattoria, le origini del borgo sono ben più antiche: il nome è presumibilmente romano e vi sono stati rinvenuti oggetti ancora più antichi, come statuette dell'età del bronzo e medaglie in rame e argento. Stando alle descrizioni del tempo, Pagliana doveva essere assai popolato in epoca medievale; un indizio in tal senso è dato dal fatto che esistevano nella zona due chiese: San Martino e San Pietro, ricordate con altrettanti affreschi nella chiesa parrocchiale di Luciana.
Oggi è rimasta la fattoria. La prima abitazione, dominata dai vecchi silos del grano, è il quartier generale del proprietario, un imprenditore di Bolzano che medita il rilancio dell'area e che si è trasferito da queste parti con la consapevolezza di potersi costruire intorno un paradiso. E basta farsi un giro tra le case coloniche, la villetta, le stalle e guardarsi un po' intorno, tra un vialetto di cipressi e un panorama che rilassa con una sola occhiata, per capire che la sua missione non è impossibile. Non siamo di fronte a una gemma strabiliante, custode di tesori sfarzosi e particolari lussuosi. Ma la bellezza del borgo è data dalla sua grandezza e dalla capacità di far correre la fantasia del visitatore: verso il futuro, pensando che Pagliana potrebbe riprendere vita in tanti modi; ma anche e soprattutto nel passato, nella sua storia, fino ad arrivare alle sue origini.
E un po' quello che hanno fatto Massimo Lenzi e Paola Stefania Caforio, insegnanti e appassionati di storia locale, che con uno dei loro libri hanno raccontato "Luciana e dintorni" dalla preistoria al Dopoguerra e che rispondono con altro pane alla loro fame di storia e di passato, indossando costumi tipici del 1800 e ripetendo i passi dei balli del periodo, sotto la guida della Società di danze ottocentesche e di danze scozzesi, presieduta a livello locale da Simonetta Balsamo e a livello nazionale da Fabio Mollica. Quella stessa passione che li ha spinti a sezionare il territorio delle colline pisane, in cerca di tracce di storia e ville, borghi e chiese da recuperare. La fattoria di Pagliana è un'altra perla: che merita di essere lustrata
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