Il Tirreno

Pontedera

Stazioni ferroviarie abbandonate, viaggio tra rifiuti e degrado

Elena Bizzotto
Stazioni ferroviarie abbandonate, viaggio tra rifiuti e degrado

Da Navacchio a San Miniato, passando per Cascina e San Romano il segno di dismissioni e riduzione di personale

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CASCINA. Stazioni fantasma, personale inesistente rimpiazzato da biglietterie automatiche, prezzi in lire sui cartelloni riguardanti i biglietti. E ancora pochi posti a sedere nelle sale d’attesa e nessun posto fuori, le campanelle di una volta che suonano all’arrivo del treno. Vincono il premio per le stazioni ferroviarie peggiori del territorio i paesi di Navacchio e Cascina. Un giro in loco. Si passano al setaccio condizioni, strumenti, materiale, personale: la situazione è disastrosa. Tra i lavori in corso sui binari, a Navacchio la sala d’attesa conta non più di 9 posti a sedere e nessun posto fuori, i fumatori sono costretti a sciogliersi al sole come il burro. L’arrivo del treno è segnalato da una campanella “vecchio stile”, una per gli arrivi da Firenze e una per quelli da Pisa accompagnate, per fortuna, da una vocina meccanica che annuncia il treno. Facilità di spostamento? Pari a zero.

Un’ipotetica turista straniera in giro per la provincia by train - in treno - sarebbe letteralmente presa dal panico. Le biglietterie automatiche, rigorosamente in italiano, sono già difficili da usare per la gente del posto di una certa età. Figuriamoci per chi non capisce la nostra lingua. Servono codici affinché la macchinetta capisca qual’è la destinazione, i quali sono segnati in un cartellone di fianco all’apparecchio che accetta solo i contanti e non c’è nessun distributore bancomat nelle vicinanze. La stazione di Cascina è pressoché la stessa. I posti in sala di attesa aumentano fino a 13. Fuori? Niente, solo una temperatura che sfiora i 40 e i poveri utenti. Il sottopassaggio è riempito di scritte poco “simpatiche” e gli odori sono decisamente poco gradevoli, orina in primis. Nella sala d’attesa, videosorvegliata da una telecamera visibilissima indirizzata verso un solo angolo della stanza, troneggia un cartello su una porta spalancata “Porta chiusa per atti vandalici, pregasi usare porta 1º marciapiede, grazie”, e per fortuna che c’è la telecamera a sorvegliare.

A San Romano i prezzi sul cartellone dei biglietti sono addirittura sempre in lire, per facilitare il compito ai turisti. Sullo stesso cartellone sono segnalati i bar e tabacchini più vicini dov’è possibile rinfrescarsi e comprare un biglietto ma chissà se la turista inglese o francese, completamente smarrita, riuscirà mai a capirlo e chissà se quei bar, visto quanto le informazioni sono aggiornate, esistono ancora. Almeno lì ci sono un paio di panchine fuori, all’ombra, dov’è possibile ripararsi dal sole aspettando un soffio d’aria. Altra differenza, ben due macchinette per i biglietti sono messe a disposizione dei viaggiatori. Molto simile a quella di San Romano è la stazione di San Miniato dove però sembra esserci un accenno di buona volontà per un futuro rinnovo dei locali. Cartelli sparsi un po’ovunque promettono una nuova biglietteria completa di personale “in carne ed ossa” entro settembre.

Appuntamento quindi fra due mesi per vedere se la promessa sarà stata mantenuta e se magari la stessa iniziativa sarà presa anche in altre stazioni. L’unica isola felice di tutto il nostro viaggio-inchiesta risulta la stazione di Pontedera. Il personale non solo c’è, ma è anche cortese ed efficace, diverse scritte e cartelloni sono tradotti in inglese, ci sono spazi per sedersi all’ombra un po’ ovunque. Per le lunghe attese si può fare una pausa al bar. Le vie d’accesso per i binari sono segnalate in modo chiaro e ben visibile e i sottopassaggi sono abbastanza puliti.

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